Di: Irene Grüter (SRF), articolo originale - sf, adattamentoQuando André Schnellmann apre il garage della sua casa a Boppelsen, nel canton Zurigo, si spalanca una finestra sull’età della pietra: vi si trovano utensili realizzati con ossa, corna e selce. Da una struttura in legno pendono invece capi d’abbigliamento confezionati in pelle e pelliccia.Una caverna preistorica in un garage modernoIrene Grüter/SRF“Una delle mie passioni è trasformare pelli animali fresche in indumenti capaci di proteggere dalle intemperie”, racconta Schnellmann, infilando una morbida camicia scamosciata che gli calza a pennello. “È piacevole da indossare, quasi come una seconda pelle”.Le origini della passioneIl fascino di Schnellmann per la preistoria affonda le sue radici nell’infanzia, durante le visite ai musei con la famiglia. Un’esperienza particolarmente significativa fu la scoperta del “Pfahlbauland”, un’esposizione interattiva allestita sulla Landiwiese, sulle rive del Lago di Zurigo. Qui i visitatori potevano cimentarsi nelle tecniche artigianali del Neolitico: macinare cereali, cuocere il pane o costruire un arco.Schnellmann rimase colpito dall’abilità manuale e dall’ingegnosità dei nostri antenati. Quando più tardi iniziò a ricostruire reperti della preistoria, si rese conto che l’immagine stereotipata dell’uomo preistorico, rozzo e intento a grugnire attorno al fuoco, non corrispondeva alla realtà.“Tendiamo a immaginare l’età della pietra come un mondo semplice e primitivo. Ma quando osservo questi utensili finemente lavorati, non posso che provare un profondo rispetto per i nostri antenati. È grazie alle loro conoscenze se oggi siamo qui”, afferma.Sulle tracce di ÖtziCon gli abiti realizzati con le sue mani, Schnellmann ha già affrontato un’escursione fino a 3’200 metri di quota, raggiungendo il luogo in cui fu ritrovato Ötzi. La mummia emersa dal ghiaccio in scioglimento delle Alpi Venoste, in Alto Adige, rappresenta una scoperta di enorme valore per gli archeologi. “Prima di Ötzi non erano mai stati rinvenuti capi d’abbigliamento così ben conservati”, spiega.Kultur Aktualität (Radio SRF 2, 07.08.2026)Schnellmann, per realizzare il suo equipaggiamento, si è quindi ispirato proprio all’uomo venuto dal ghiaccio , vissuto nel Neolitico, circa 5’000 anni fa.L’archeologia sperimentale per capire il passatoQuando i ghiacciai iniziarono lentamente a ritirarsi, circa 17’000 anni fa, il territorio dell’attuale Svizzera venne colonizzato da piccoli gruppi di nomadi che si spostavano seguendo la selvaggina. Basandosi sui reperti archeologici, Schnellmann cerca di ricostruire il loro modo di vestire.Tra gli oggetti che studia vi sono aghi in osso e raschiatoi piatti in selce, probabilmente utilizzati per la concia delle pelli. Questa almeno è l’ipotesi di Schnellmann, che ha provato a replicare: “L’archeologia sperimentale consiste nel verificare con la pratica a cosa potessero servire determinati reperti”.Come altri archeologi sperimentali, cerca di comprendere le condizioni di vita dell’età della pietra attraverso l’esperienza diretta, riproducendo tecniche, utensili e materiali utilizzati dai nostri antenati.Conciare le pelli con cervello e midolloSchnellmann non ha studiato archeologia, ma la sua formazione come tecnico di laboratorio in ambito chimico gli torna utile nelle sue attività sperimentali. La conoscenza delle proprietà delle sostanze gli ha infatti permesso di individuare un possibile metodo preistorico per la concia delle pelli.“Strofino sulla pelle una miscela di cervello animale e midollo osseo. In seguito la affumico con l’artemisia, per proteggerla dai parassiti”, spiega.Schellmann mostra l'attrezzatura che ha creatoIrene Grüter/SRFNon considera particolarmente sgradevole questo lavoro, anche se per la fase della concia preferisce spostarsi ai margini del bosco, per evitare di disturbare il vicinato con gli odori del procedimento.Una giacca di pelliccia di marmottaPer la sua traversata delle Alpi, Schnellmann ha realizzato uno zaino ispirandosi a quello di Ötzi: una struttura portante in legno a cui è fissata una sacca di cuoio. Vi aveva inoltre agganciato un mantello con cappuccio in pelle di camoscio, nel quale si avvolgeva durante la notte come fosse un sacco a pelo.“Lassù le temperature notturne possono scendere anche a meno 10 gradi”, racconta. Di giorno indossava invece pantaloni di pelle e una giacca confezionata con pelliccia di marmotta.Per realizzare un singolo capo d’abbigliamento sono necessarie circa otto giornate di lavoro, cucendo con sottili strisce di cuoio o tendini animali e un ago ricavato da avorio di mammut. Un materiale che, sottolinea, è ancora reperibile sul mercato: “Con lo scioglimento del permafrost in Russia emergono sempre più zanne di mammut”.Un allenamento estremoLe pelli che utilizza provengono dal macellaio e non intende darsi alla caccia lui stesso: “I metodi di caccia dell’Età della pietra non sarebbero compatibili con l’attuale legislazione sulla protezione degli animali”. Ciò non gli ha impedito di portare con sé un arco quando è partito per raggiungere il luogo del ritrovamento di Ötzi.Prima di partire si è allenato per mesi nei dintorni di casa, sulla catena della Lägern, irrobustendo gradualmente la pelle dei piedi. “Camminavo sempre scalzo, anche sulla neve. È sorprendente quello che si può sopportare”, racconta.Barrette energetiche preistorichePer attraversare le Alpi, però, Schnellmann ha dovuto rinunciare all’idea di camminare scalzo. Si è così fabbricato delle morbide calzature in pelliccia di lepre, avvolte da robuste fasce di cuoio. Durante la traversata delle Alpi Venoste era accompagnato da altre quattro persone.L'abbigliamento creato per l'alta quotaFranziska Pfenninger/Dipartimento archeologia SciaffusaL’aspetto del gruppo, ricoperto di pelli dalla testa ai piedi, non passava inosservato. “Alcuni escursionisti ci guardavano con timore e tiravano dritto. Altri erano entusiasti e volevano fare foto, compreso il doganiere al confine tra Austria e Italia”, racconta Schnellmann.Per bere aveva con sé un corno di stambecco. Anche per l’alimentazione ha cercato di ispirarsi a quanto era disponibile alla fine dell’era glaciale, sulla base di analisi di pollini e resti animali. “Ho preparato una sorta di barretta energetica mescolando olivello spinoso, ginepro e carne di cavallo”.Le componenti vegetali provenivano in gran parte dal suo giardino, dove coltiva specie tipiche della flora della tarda era glaciale. Vi crescono, tra le altre, artemisia, ruta dei prati ed efedra, una pianta contenente sostanze oggi sottoposte a restrizioni in ambito sportivo. “L’efedrina dilata i bronchi e permette di respirare meglio. È possibile che gli uomini della preistoria la utilizzassero per migliorare la propria resistenza durante la caccia”, ipotizza.Al servizio della ricercaSchnellmann condivide volentieri le conoscenze acquisite attraverso i suoi esperimenti di paleotecnica. Vedere i propri manufatti esposti al pubblico, come nell’ambito di una recente mostra al Museo zu Allerheiligen di Sciaffusa, è per lui motivo di grande soddisfazione.Alcuni oggetti prodotti da Schnellmann in mostraIvan Ivic/Museo zu Allerheiligen SciaffusaPer Florian Ter-Nedden, archeologo e curatore della mostra, la collaborazione con specialisti come Schnellmann rappresenta un valore aggiunto importante. “L’archeologia sperimentale è preziosa perché permette di formulare ipotesi sul comportamento delle persone del passato che non emergono direttamente dai reperti. Aiuta a ricostruire scenari plausibili della realtà di allora e apre prospettive che altrimenti resterebbero precluse alla ricerca scientifica”.1:25:58KappaKappa 11.08.2026, 17:00Natascha Fioretti