Milano – “Il crack a Rogoredo è sempre più presente. Il consumo è cresciuto negli ultimi 6, 7 mesi”. Lo psicologo Simone Feder lo nota dal suo punto d’osservazione privilegiato ai margini di via Sant’Arialdo, dove insieme a tutto il “Team Rogoredo“, che coordina, tende una mano agli invisibili.

“Il crack non è alternativo all’eroina ma si aggiunge. Si arriva a un ‘policonsumo’, al desiderio di più sostanze per sballarsi di più. Cambia anche la frequenza: il crack entra in circolo rapidamente, crea una dipendenza che si manifesta in maniera continua, compulsiva, anche perché l’effetto svanisce in fretta. La voglia di consumare è irrefrenabile ed è sempre più difficile smettere, si cerca il rituale, la routine del ‘cucinare’ la dose”.

Una trappola da cui non si riesce più a uscire

E diventa una trappola da cui non si riesce più a uscire da soli. “A Rogoredo ho conosciuto una ragazza di 24 anni. È arrivata – racconta Feder – cercando eroina e poi ha provato anche il crack. Mi ha detto ‘Ora non posso farne a meno’. Da quando la conosco ha perso molto peso e ha sbalzi di umore. Ma a suo modo chiede disperatamente aiuto”.

E non è facile darlo, perché l’astinenza “porta all’agitazione, ad agire d’impulso, influendo su tutto il comportamento: i consumatori di crack faticano anche ad adattarsi alle regole di una comunità. Richiedono un approccio mirato. E questo comporta un cambio di passo, occorre accorciare i tempi per la presa in carico, non è pensabile lasciarli settimane o mesi in balìa di una risposta quando vengono a chiedere aiuto. Altrimenti si rischia di perderli. Solo oggi, in poche ore, in 15 sono venuti a bussare alla porta della comunità Casa del giovane, dove sono operativo. Alcuni da Rogoredo. Alcuni, consumatori anche di crack”.