Roma, 20 agosto 2026 – “Ci vuole un’azione corale volta a dare fiducia alle donne e ad avere interventi immediati a tutela delle vittime di violenza”. Alla luce del recente femminicidio di Venezia, Francesco Menditto – già procuratore della Repubblica di Tivoli, attualmente consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio – rileva le criticità presenti nel nostro sistema.

In Gran Bretagna lo strangolamento non fatale, come quello subito da Tania Terrin ad aprile, – secondo diversi studi uno dei predittori più accurati del rischio di femminicidio – è stato istituito come reato specifico con una pena fino a 5 anni di carcere. Dovremmo seguire l’esempio britannico?

“Il nostro ordinamento prevede il tentato omicidio, il tentato femminicidio, le tentate lesioni gravi. Abbiamo già degli strumenti, basterebbe una corretta interpretazione e applicazione secondo logica e conoscenza della violenza ai danni delle donne. Non credo che introdurre un nuovo reato possa, da solo, risolva il problema”.

Come evitare che in futuro avvisaglie e denunce vengano sottovalutate?

“Dobbiamo puntare, innanzitutto, sulla formazione e sulla specializzazione in modo che le istituzioni – polizia, carabinieri, procure della Repubblica, ma anche servizi sociali, ospedali – siano in grado di intercettare i fattori di rischio. Punterei su un piano straordinario di formazione obbligatoria di un anno o due con delle verifiche degli standard di funzionamento delle reti sul territorio. I magistrati l’hanno iniziato ormai da qualche mese”.