Non ce l’ha fatta Giuseppe Ricciardi, il trentatreenne che nella notte tra il 9 e 10 agosto, mentre rientrava a casa insieme ad un amico, venne investito da un taxi sulla provinciale Capri - Anacapri.Il giovane non era un vacanziere, ma un lavoratore stagionale di Boscoreale, che aveva trovato a Capri lavoro come macellaio in un supermercato dell’isola. Anche il tassista autore dell’incidente è un dipendente stagionale di uno dei trenta concessionari di licenza taxi di Anacapri e lavorava per coprire i turni del titolare così come avviene durante l’estate in diversi settori.
La morte di Giuseppe Ricciardi, il giovane lavorava come stagionale in un supermercato dell'isolaL'indagine Secondo la prima ricostruzione, il tassista rientrava a casa alla guida della Nissan Serena, e probabilmente nel buio della strada, scarsamente illuminata, si è trovato davanti la coppia di amici investendo alle spalle il giovane Giuseppe Ricciardi. L’amico e l’autista hanno tentato di rianimarlo ma senza risultato e trovandosi a poche centinaia di metri dall’ospedale Capilupi di Capri hanno scelto di portarlo al pronto soccorso e affidarlo ai medici, che però subito si sono resi conto della gravità: un trauma cranico e al torace per cui non restava altro che chiamare l’elisoccorso per il trasferimento all’ospedale La Schiana di Pozzuoli. Giuseppe, senza mai aver ripreso conoscenza, ricoverato nel reparto di terapia intensiva dello stesso ospedale, è rimasto fino a ieri mattina quando è deceduto. Le indagini sono affidate agli agenti del Commissariato di Capri, che hanno posto sotto sequestro il taxi. Nel corso dell’ispezione dell’auto per la verifica della velocità è emerso che la Nissan era dotata di videocamera dalla quale risulterebbe che andava al di sotto i 30 chilometri orari. Interrogati il conducente e l’amico della vittima. Nei confronti del tassista, secondo indiscrezioni, è scattata l’ipotesi di reato di omicidio stradale. Sotto choc i clienti del supermercato di Capri quando hanno ieri appreso la notizia della morte di quel ragazzo allegro e gioviale che era venuto con enorme entusiasmo sull’isola azzurra per lavorare in estate. Incidente a Capri, uomo investito da un'auto nella notte: è in gravi condizioniPer giorni Capri e Boscoreale hanno sperato che Giuseppe si salvasse. La sorella Carmela aveva invitato attraverso i social a pregare per lui. Si sono aggrappate a una possibilità, a un miglioramento, a quella notizia dall’ospedale che avrebbe potuto cambiare tutto. Poi, ieri mattina, all’alba, è arrivato il momento più difficile: Giuseppe Riccardi, conosciuto da tutti come “Peppone”, è volato in cielo. Giuseppe era originario della frazione Pellegrini di Boscoreale, ma Capri era diventata negli anni una seconda casa. Lavorava nel reparto macelleria del supermercato Do.De.Ca., una delle attività della famiglia Moccia. Un lavoro, colleghi, clienti e una quotidianità che avevano finito per costruire attorno a lui una seconda comunità. È proprio da lì, infatti, che in queste ore arrivano le parole più cariche di dolore per la morte di «quel ragazzo buono, disponibile, gentile». Il ricordo Dalla sorella Carmela poche parole, pronunciate con la consapevolezza che in questo momento il dolore è troppo grande per poter raccontare altro: «Gli volevamo un bene dell’anima. Siamo distrutti, ma al momento preferiamo restare in silenzio». La famiglia vuole prima capire cosa sia realmente accaduto, attendendo l’esito degli accertamenti. A Capri, intanto, il dolore attraversa anche il luogo di lavoro di Giuseppe. A parlare è Ciro Moccia, che insieme ai fratelli e alle sorelle Susanna, Marianna e Antonino gestisce le attività della famiglia, tra la catena di supermercati Do.De.Ca. «So che era un bravissimo ragazzo, un pezzo di pane, questo è sicuro. Lo volevano bene tutti. Come famiglia siamo devastati, perché i ragazzi per noi, specialmente a Capri, vivono praticamente con noi». Metropolitana di Napoli, incidente a operaio 60enne: «Travolto da lastre di vetro»Moccia ricostruisce anche quelle che sono le prime informazioni ricevute sull’incidente: «Da quello che mi hanno detto i miei fratelli, si stava ritirando perché era stato a cena con dei colleghi, quando questo taxi l’ha investito». Poi c’è quella strada, sulla quale ora si concentrano anche gli accertamenti: «È una strada maledetta perché ci sono luci dell’illuminazione che non si accendono, auto che corrono come pazzi». Di Giuseppe, però, Ciro Moccia vuole soprattutto ricordare la persona: «Un pezzo di pane, un bonaccione». Un giovane che aveva saputo farsi voler bene attraverso il lavoro quotidiano e la gentilezza con i clienti. Una presenza familiare che ora ha lasciato spazio alla tristezza. ha collaborato Marco De Rosa








