L'alba del nuovo Patto europeo sulle migrazioni porta con sé anche il ritorno dei trasferimenti verso il sud del continente. Lo spartiacque è il 12 giugno: da allora la partita dei 'dublinanti' ha ricominciato a muoversi e questa volta a bussare alla porta dell'Italia è Vienna. Quattro richiedenti asilo sono già stati trasferiti dall'Austria, con in tasca un biglietto del treno o dell'autobus fornito dalle autorità.
Una goccia nel mare delle migrazioni, ma sufficiente ad aumentare le tensioni politiche. Prima la Germania, poi la Svizzera, adesso l'Austria: il governo di centrodestra di Christian Stocker non si sbilancia su quanti altri potrebbero prendere la strada dell'Italia. Ma dietro i primi quattro arrivi pesa soprattutto l'incognita di un effetto domino e di dove tracciare la linea tra il vecchio corso e quello appena cominciato.
Dopo anni di rientri sostanzialmente azzerati, a Roma gli occhi sono puntati sulla porta che torna ad aprirsi. I numeri del Viminale danno la misura della posta in gioco: dal dicembre 2022 alla fine del 2025 sull'Italia si sono accumulate circa 80mila richieste di presa in carico, mentre i trasferimenti si sono praticamente fermati dopo la circolare con cui Matteo Piantedosi aveva chiuso ai rientri. Nel quinquennio precedente erano invece tornati oltre 17mila dublinanti. Ora il nuovo Patto - su cui Roma aveva puntato per alleggerire il peso del vecchio sistema di Dublino - mostra anche l'altra faccia: i partner possono tornare a chiedere all'Italia di riprendersi chi da qui ha fatto rotta verso il resto d'Europa.











