ROMA – La guerra nello Yemen è cominciata – di fatto - nel marzo del 2015. Il risultato oggi lo si legge sui volti della popolazione civile, al centro di quella che, a torto o a ragione, è considerata la peggiore crisi umanitaria del mondo. Gli 11 anni di guerra civile pesano e hanno generato un collasso economico soffocante e un isolamento internazionale totale. Al momento - secondo i dati diffusi da Agenzie ONU e Organizzazioni della società civile – ci sono oltre 18 milioni di persone che dipendono dagli aiuti per sopravvivere, affrontando ogni giorno fame estrema, mancanza di acqua potabile e la distruzione quasi totale dei servizi di base.
Tutto cominciò… Tutto cominciò quando gli Houthi, che sono un movimento armato sciita zaydita, filo iraniano, nato negli anni '90 nel Nord del paese occupò la capitale Sana'a. La crisi è poi degenerata in una vera e propria guerra regionale quando ebbe inizio l’intervento armato della coalizione – a prevalenza sunnita – guidata dall'Arabia Saudita. All’origine – sostengono molti osservatori – ci sarebbero le proteste popolari ispirate dalle cosiddette primavere arabe, che costrinsero alle dimissioni il politicamente longevo presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh.






