James Lichtenstein, statunitense si tuffa da 27 metri. Ma gli piacerebbe fare il comico di stand-up. E' ai vertici del suo sport. A Masua, in Sardegna, lo scorso maggio ha chiuso con un terzo posto la World Aquatics High Diving World Cup - la Coppa del mondo di tuffi da grandi altezze, che è organizzata della federazione internazionale di tutte le discipline legate agli sport acquatici con Marmeeting. Più di recente, nel circuito delle Red Bull Cliff Diving World Series 2026, a Mostar in Bosnia-Erzegovina si è piazzato di nuovo terzo e ora si prepara alla resa dei conti con la tappa finale della stagione di Polignano a Mare (25-27 settembre), che vedrà l'assegnazione del titolo: in classifica generale è secondo, dietro di tre punti al britannico Aidan Heslop e davanti di due punti al rumeno Costantin Popovici. James, ma è vero che vorrebbe fare lo stand-up comedian? "Sì, assolutamente" E perché? "Penso che sarebbe divertente fare il comico di stand-up. Ma credo che questa attività richiederebbe un grande impegno e dunque semmai ci proverò lo farò dopo la mia carriera di tuffatore. La verità è che mi piace davvero far ridere la gente. Non so, è una cosa che mi dà gioia". Dopo i tuffi, dunque. "Sì, forse. Sì. Al momento non so. La gente mi dice: «Raccontami una barzelletta». E io penso: «Io... ma dai». Insomma, sono divertente solo in determinate situazioni. Tipo, quando qualcuno mi dice qualcosa, io rispondo e la gente ride, ma al momento è tutto quello che so fare". Lei è anche laureato in Scienze attuariali. La matematica e la scienza attuariale possono aiutarla nei tuffi? "Sì. Quello che ho fatto è fare qualche calcolo per vedere se certi tuffi sono fattibili o se vale la pena provarli. Ho studiato fotogramma per fotogramma i video per capire quanto tempo ci volesse ad esempio per ogni capriola. Mi sono chiesto: ma se faccio un’altra capriola quanto tempo mi rimane per l'impatto? Sia tuffandomi dalla piattaforma dei 20 metri sia da quella da 27. E poi, dopo i calcoli, ho provato sul campo…". E’ famoso perché debuttò nel circuito Red Bull con il quint back, un tuffo estremo e rarissimo che consiste in cinque salti mortali indietro eseguiti consecutivamente partendo con le spalle rivolte verso l'acqua. "Ecco, anche in quel caso avevo fatto prima qualche calcolo per capire ad esempio dove avrei dovuto spingermi con le gambe. Oppure, dove riemergere dopo l’immersione. Per vedere se fosse possibile, insomma e sembrava che lo fosse. E per fortuna avevo ragione. Quando l’ho fatto, quando l’ho fatto davvero, è stato praticamente come me lo aspettavo". Ha una mente matematica? "Oh, di sicuro. La mia mente ragiona decisamente in termini di numeri, questo è certo". Si dice anche che a lei piaccia molto cucinare. È vero? E lo fa per rilassarsi prima o dopo i tuffi? "No, mi piace cucinare per me e la mia ragazza. Cioè, cuciniamo insieme. Non facciamo cose super sofisticate... Voglio dire, abbiamo alcune ricette che sono un po’ elaborate, ma molto gustose. Mi piace, ci piace creare sapori… E' gratificante. E soprattutto, è divertente farlo con la mia ragazza. Se fosse solo per me, essendo pigro, non lo farei: mi limito a mangiare una barretta di muesli o qualcosa del genere". E' nato a Chicago. Che famiglia è la sua? Appassionata di tuffi? "La mia famiglia non era proprio appassionata di acrobazie. Credo che mia mamma abbia frequentato un corso di tuffi quando era piuttosto giovane… Mi hanno però sempre sostenuto tantissimo. Mi hanno permesso di seguire le mie passioni e sono venuti a vedere alcune gare. Se la memoria non mi inganna, credo che siano venuti a tutte le gare negli Stati Uniti a cui ho partecipato. E' stato bello averli vicino. Ed è bello che loro non cerchino di dirmi di trovarmi un lavoro vero… Loro sono contenti, si divertono anche con quello che faccio". Ecco, appunto. Parliamo dei suoi tuffi. Lei ha fatto il quint back nel 2021 e poi Red Bull l'ha contattata. Lo ha fatto per entrare nel loro circuito? "Be', sì, è sempre stato così. Red Bull è sempre stata il mio obiettivo. Visto il livello di competizione nella categoria maschile, sapevo che dovevo fare qualcosa di speciale, anche solo per farmi notare. L’altra cosa che ho fatto è stata allenarmi sul serio. Nel 2021 c’è stata una loro competizione dove sono andato per allenarmi e per mostrare loro cosa so fare. Immagino di averli impressionati, perché l’anno successivo mi hanno invitato per la mia prima tappa delle Red Bull Cliff Diving World Series a Mostar, come wildcard". Da lì, non si è più fermato. Sempre ai vertici. Sempre super allenato. A proposito. Lei si allena in Florida con l'unica piscina dell'Occidente - l'altra è in Cina - dotata di un trampolino alto 27 metri. Domanda: ma non è meglio dividere il tuffo in tre parti, provandolo ad altezze più basse come si fa tradizionalmente, anziché rischiare di saltare da 27 metri anche durante un allenamento? Non è troppo rischioso? "Ci si allena a seconda del tuffo che si sta eseguendo. Si parte da altezze inferiori, rifacendolo centinaia, migliaia di volte. E non si passa dai 20 ai 27 metri finché non si è abbastanza sicuri, finché non si è pronti, finché non ci sono dubbi nella propria mente, finché non ci si è allenati abbastanza da essere praticamente certi di riuscirci". Ma l'impatto con il corpo in acqua da 27 metri è duro? Atterrate con i piedi, ma comunque… "Be', si sente un bel po’ di indolenzimento dopo gli impatti, dopo aver disputato un’intera competizione". In una competizione c'è una prima fase di riscaldamento e poi la gara vera e propria. "Solitamente facciamo quattro tuffi di riscaldamento. E poi altrettanti in gara. Quindi sono otto tuffi in totale. In un weekend di gara mi ritrovo piuttosto indolenzito. Non ho ancora trovato un buon modo per allenarmi all'impatto senza effettivamente subirlo. Dunque tornando alla domanda della piscina in Florida…". Prego. "Trovo che tuffarsi dai 27 metri sia d'aiuto. Allenarsi così, non molto, giusto un paio di volte a settimana è utile per mantenersi in forma per quando si entra in acqua in gara". Ha qualche rituale prima di saltare dalla piattaforma? "Prima del tuffo obbligatorio, il triplo mezzo in avanti, io faccio il primo respiro e poi mi sposto in fondo al trampolino. Secondo respiro, le braccia si alzano sopra la testa, terzo respiro è quando inizio a prendere la rincorsa per il tuffo. Questa routine mi aiuta e soprattutto mi ha aiutato molto quando ero agli inizi. Mi ha aiutato sia a saltare dalla piattaforma più velocemente, sia a fare un passo indietro se non mi sentivo a mio agio o non ero pronto". In che senso? "Stavo sulla piattaforma forse cinque secondi, dieci e poi facevo un passo indietro. Al contrario, se rimani sul bordo della piattaforma a pensarci su per un minuto, beh, poi è davvero dura. Con questo rituale, il tuffo inizia prima di arrivare alla fine della piattaforma e questo aiuta. Aiuta a saltare. Perché la parte più difficile è saltare: poi, non appena ti sei lanciato nel vuoto, il tuo corpo prende il sopravvento e sai cosa fare mentre scendi". Saltare è il difficile? "E' la parte più più spaventosa. Poi, dopo essere saltato, non sento più la paura. Mi sento come se stessi lavorando e facendo quello che ho provato per mille volte". Cosa si prova quando si è sul bordo della piattaforma? Paura? "Sicuramente. Ogni volta. Tutti noi. Probabilmente la maggior parte di noi tuffatori ha paura ogni volta, perché è molto alto, 27 metri. Conosciamo il rischio, ne comprendiamo la portata, ma lo rispettiamo… Una curiosità: Red Bull monitora la frequenza cardiaca di alcuni di noi, e arriva fino a 160 battiti al minuto. E' come se avessimo fatto cardio". Altre sensazioni sulla piattaforma? "Se abbiamo già iniziato la nostra routine pre-tuffo arriva la fase in cui è come se ci dicessimo ‘Va bene’, ‘Ci siamo’, ‘È ora di dare spettacolo’. Nei termini di quell’intensificarsi, di quell’aumento della frequenza cardiaca e di quella dose di paura, questi pensieri aiutano un po’. E poi c’è anche il fatto di sapere che sei in gara e che il tuffo che andrai a fare è quello che conta davvero. C’è anche un po’ di stress da competizione". Quali sono i suoi obiettivi in questa stagione? "Vorrei le Red Bull Cliff Diving World Series. E' da sempre il mio obiettivo. L’anno scorso ho vinto il campionato del mondo, ed è stato fantastico. Mi mancano le World Series, ma sarà difficile, però sono pronto a impegnarmi per raggiungere questo obiettivo, lo voglio davvero tanto".