Si festeggia sulla minuscola banchina di Masua. La World Aquatics World Cup – la Coppa del mondo dei tuffi da grandi altezze – è appena finita. Per gli uomini, sul podio più alto sale il britannico Aidan Heslop, secondo è lo statunitense James Lichtenstein, terzo il rumeno Costantin Popovici. I primi due hanno rispettivamente 24 e 31 anni, mentre Popovici ne compirà 38 ad ottobre. Non è il più “anziano” tra i tuffatori che si sono dati appuntamento sulla piattaforma della Coppa del mondo organizzata dalla federazione con Marmeeting a Porto Flavia, nell’Inglesiente: c’è per esempio l’inglese con passaporto francese Gary Hunt che ha 42 anni, ma sicuramente Costa – è il suo diminutivo – rientra nella fascia dei non più giovanissimi. Qual è il suo segreto?

Costantin Popovici alla World Aquatics World Cup 2026 (G. Caghiani)

Dalle piscine alle navi Popovici, la sua storia comincia con i classici tuffi in piscina, da 10 metri, che la portano anche all’Olimpiade di Pechino, con la bandiera della Romania. Poi, ad un certo punto, finisce a tuffarsi sulle navi. Come è avvenuto? "Mi stavo preparando per una seconda Olimpiade. Un agente, mi ha mandato un messaggio su Facebook...”. Su Facebook? "Sì, era nel 2010. Quest’uomo mi aveva chiesto se avessi voluto lavorare negli spettacoli di tuffi. Io all’epoca non sapevo nulla degli spettacoli, né dei tuffi da grandi altezze. Ho risposto di no, ma ho pensato a un mio amico che era un tuffatore e che aveva smesso. Lui ha detto sì, che era interessato, e mi ha chiesto quanti soldi si potessero guadagnare. Così mi sono informato”. Si parlava di 3-4 mila euro e più, ho letto. "Sì, all’epoca lo avevo letto anch’io (ride)”. E dunque? "Mi sono informato con l’agente, che mi ha confermato quelle cifre. Così mi sono interessato. Lui mi ha detto di mandargli un video dei miei tuffi e che mi avrebbe inviato un’offerta ufficiale. E così è stato”. Quanto? "Era un’offerta da 4.000 dollari il mese. Mi sono detto: ci proverò per un anno e se non mi piace torno ai tuffi in piscina. Ho iniziato e ci sono rimasto negli show per quasi otto anni”. Otto anni? “Sì. Sulle navi della Royal Caribbean, ma anche con il Cirque du Soleil. Ho fatto spettacoli in Italia e in Francia. Nel contempo, partecipavo anche a gare di tuffi, ma solo a livello nazionale. Quindi ogni volta che tornavo a casa per una vacanza, diciamo per due o tre mesi, e capitava che ci fossero i campionati nazionali, partecipavo alle gare. Non ero al massimo livello agonistico, prendevo parte ai campionati nazionali per divertimento”. Da che altezze si tuffava sulle navi? "Avevamo tre altezze. Tre metri, 10 metri e 17 metri, ma io non ero stato assunto per fare i tuffi dai 17 metri E la piscina? “Era profonda tipo cinque metri, era sufficiente”. E sulle navi ha scoperto i tuffi da grandi altezze, giusto? “Sì. C'erano due tuffatori che erano stati ingaggiati per tuffarsi dalla piattaforma più alta. Uno di loro era Steve LoBue. Lui usava una tecnica di ingresso con i piedi in avanti, cosa che noi tuffatori olimpici non utilizzavamo e mi aveva incuriosito. Steve mi aveva spiegato che si stava allenando per partecipare a competizioni di tuffi dall’alto come il Red Bull Cliff Diving. Il che mi aveva ulteriormente interessato, tanto che ho iniziato a lavorare su quelle tecniche, che derivano dalla ginnastica. Io le praticavo durante gli spettacoli, ma non a livello agonistico. E un giorno ho deciso di provare il tuffo dall’alto. Come si faceva davvero, nelle competizioni”.