In una città rallentata dal Ferragosto, il foglio più pesante uscito da Palazzo Luigi Razza porta la data del 10 agosto. È una lettera di dimissioni. A firmarla è Gianpiero Menniti, fino a quel momento capo di Gabinetto del sindaco Enzo Romeo. Poche righe per interrompere un rapporto istituzionale durato poco più di un anno e tenere fuori dal Comune una vicenda che, almeno stando alle parole dell’interessato, appartiene interamente alla sua sfera personale e familiare.
Menniti racconta di avere appreso dell’esistenza di un procedimento penale a suo carico e di avere deciso, nella stessa giornata, di lasciare l’incarico. Il sindaco ha formalmente accolto la rinuncia, disponendone gli effetti immediati e ringraziando il suo ormai ex collaboratore per la sensibilità dimostrata e per il lavoro svolto nell’interesse dell’amministrazione. Il passaggio burocratico è lineare. Quello politico, assai meno. Perché il capo di Gabinetto non è un dirigente come gli altri: lavora a pochi metri dal sindaco, ne accompagna l’attività quotidiana, filtra rapporti e dossier, diventa inevitabilmente uno dei punti di equilibrio del palazzo. E quando quella figura se ne va evocando un’indagine, anche una vicenda dichiaratamente privata finisce per proiettare la propria ombra sulla vita pubblica.






