Le dimissioni di Enzo Romeo non sono la notizia. O, almeno, non lo sono più. La vera notizia è ciò che resta sul tavolo dopo il passo indietro del sindaco di Vibo Valentia: un ente senza presidente, un’assemblea incapace persino di raggiungere il numero legale, un passivo indicato in circa 700mila euro e oltre 90mila volumi, documenti e opere custoditi a Palazzo Santa Chiara senza che nessuno abbia ancora stabilito chi dovrà garantirne il futuro.
Forza Italia e Cuore Vibonese parlano di “fallimento”, “fuga dalle responsabilità” e “occasione perduta”. Giudizi politici che rischiano di fermarsi alla superficie. Il problema del Sistema Bibliotecario Vibonese non nasce con Romeo e non scompare con le sue dimissioni. È il prodotto di una crisi finanziaria stratificata negli anni, aggravata dall’assenza di una governance stabile e dall’inerzia di molti degli stessi Comuni che formalmente compongono l’ente.
Adesso, però, qualcosa si muove. Il consigliere regionale di Noi Moderati Vito Pitaro ha aperto un confronto con il presidente della Regione Roberto Occhiuto e propone la nomina di un commissario. Non un liquidatore, precisa, ma un professionista incaricato di ricostruire i conti e preparare il rilancio. È la prima ipotesi concreta alternativa alla chiusura. Ma non è l’unica. In Consiglio regionale giace infatti una proposta di legge che immagina una strada completamente diversa: sciogliere gli attuali sistemi bibliotecari territoriali, compreso quello vibonese, e trasferirne patrimonio e funzioni a cinque nuovi sistemi provinciali. Due soluzioni quasi opposte. La prima punta a salvare l’ente. La seconda potrebbe salvare i libri e i servizi, ma decretare la fine dell’attuale Sistema Bibliotecario Vibonese.






