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Le discussioni attorno a Jason Arday, l’ex professore di Cambridge trovato morto venerdì, sono più ampie rispetto alle accuse di plagio e menzogne che gli erano state rivolte e che lo avevano portato a dimettersi: hanno investito più in generale il mondo accademico, che si sta interrogando sugli standard di selezione di una delle più prestigiose università del Regno Unito e del mondo, e sulla possibilità che siano stati allentati per motivazioni ideologiche.
La questione, in sintesi, è se Cambridge avesse assunto Arday nonostante non avesse qualifiche solide, perché la sua priorità era mostrarsi un ateneo più inclusivo e meno bianco, in un momento storico in cui da questo punto di vista si è ritrovato sotto pressione.
Nel 2023, a 37 anni, Arday diventò il più giovane professore afrodiscendente dell’università, e Cambridge pubblicizzò molto la sua assunzione, attirando l’attenzione della stampa e contribuendo alla sua fama. Al dibattito sulla sua assunzione ora se n’è affiancato un altro, non secondario: cioè se i media si fossero accaniti eccessivamente sulla sua storia, mentre man mano emergeva che lui era una persona fragile. In questo articolo ci concentreremo soprattutto sulle questioni che riguardano l’università.













