Acqua ossigenata sulle ferite: perché brucia, cosa dice la scienza sulla guarigione e quali disinfettanti usare davvero. La guida corretta.
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A riportare l’attenzione su un errore diffusissimo in quasi ogni casa italiana è un reel di Giacomo Pisano, il farmacista genovese che sui social si fa chiamare Il Socialmente Farmacista e che su Instagram conta oltre 370mila follower. Nel video, che troverete in calce all’articolo, il farmacista smonta un’abitudine tramandata da generazioni, quella di versare l’acqua ossigenata direttamente su un taglio o su una sbucciatura. Piccola premessa: l’acqua ossigenata è un disinfettante valido quando la pelle è integra, per cui su una cute sana, senza ferite aperte, il perossido d’idrogeno svolge un’azione antimicrobica senza troppi problemi. Il discorso cambia quando la barriera cutanea si rompe ed abbiamo la cosiddetta ferita aperta: a quel punto entra in scena la catalasi, un enzima presente nel sangue e nei tessuti che scompone rapidamente la molecola in acqua e ossigeno, dando vita alla tipica reazione che produce l’effervescenza a cui tutti siamo abituati fin da bambini. Un’importante rassegna pubblicata sulla rivista Wounds afferma che la presenza di catalasi nei tessuti può ridurre drasticamente l’efficacia battericida del perossido d’idrogeno una volta applicato in vivo, rendendolo molto meno utile di quanto la sua schiuma lasci intendere.








