A parte il caso Lavitola - Ranucci del quale, per ragioni intuibili di opportunità, non voglio, non posso e non devo occuparmi pubblicamente, la domanda che rimbalza dagli ombrelloni alle baite è questa: e Vannacci? Davvero prenderà il 10 per cento dei voti alle prossime elezioni politiche? Davvero è in grado di determinare la vittoria o la sconfitta di una coalizione sull’altra? Roberto Vannacci è stato un bravo soldato e un bravo comandante della Folgore. Da addetto militare in Russia ha forse simpatizzato un po’ troppo per Putin, caratteristica che lo accompagna tuttora e che sorprende non poco in un soldato che sta meglio di altri quanto sia doveroso difendere il proprio Paese dall’invasore straniero come sta facendo l’Ucraina. Dopo l’indiscusso successo di un suo libro, sulla cui strepitosa diffusione sono stati avanzati sospetti allo stato non documentati, Vannacci è sceso in politica candidandosi con la Lega alle ultime elezioni europee. I 560.000 voti di preferenza del generale sono stati un aiuto decisivo al partito di Salvini in un momento non facile.
È stato tuttavia probabilmente un errore nominarlo vice segretario di un partito con le cui tradizioni Vannacci non ha niente da spartire. Il resto è noto. Nei sondaggi, sospesi nel mese di agosto, il generale rubava qualche punto alla Lega e a Fratelli d’Italia e ne ricavava la maggior parte da una fascia di lettori prevalentemente di destra che non andavano a votare. La sua linea è stata sempre quella di forzare su alcuni temi politico sociali (soprattutto l’immigrazione) ed etici che è molto più semplice sostenere all’opposizione che non all’interno di una maggioranza di governo, necessariamente estranea alle alleanze internazionali che sarebbero gradite al generale. Nei comportamenti parlamentari, i suoi uomini finora sono stati sempre schierati contro il governo. Il primo piccolo test elettorale potrebbe avvenire il 27 e 28 settembre, quando a Reggio Calabria si voterà per il seggio lasciato libero alla Camera da Francesco Cannizzaro elettro sindaco per Forza Italia. Vedremo se Vannacci si candiderà personalmente o sceglierà Paolo Ferrara, docente universitario vicino a Futuro nazionale. Restiamo convinti, in ogni caso, che se Giorgia Meloni tenesse il generale fuori della coalizione del centrodestra, la forza di Vannacci si ridurrebbe notevolmente in virtù del mancato “voto utile”. Quanti elettori di destra lo sceglierebbero realmente solo per punire questa maggioranza di governo senza influire sul suo programma, se questa vincesse, o al solo scopo di farla perdere?







