HomeMagazineGiovanni Terzi e il ponte di Tiberio: “Folgorato dalla storia diventai architetto”La decisione a 14 anni dopo una passeggiata con mia madre. Poi la vita fa quello che vuole e oggi faccio il giornalistaSimona Ventura e Giovanni TerziRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRimini, 15 agosto 2026 – Era agosto. Un caldo che scioglieva l’asfalto. E mia madre, all’improvviso, decise una cosa che non c’entrava niente con le nostre estati: portarmi a fare un giro nella Rimini della Storia dell’Arte. Io a Rimini ci passavo quasi mezzo anno (da giugno a settembre, tutti gli anni, fin da bambino piccolo), ma quella città, quella vera, non l’avevo mai vista. Per me era solo sabbia, ombrelloni, gelati. Simona Ventura e Giovanni Terzi il giorno del matrimonio
Quel giorno mia madre mi portò a vedere due monumenti. Il primo fu il Tempio Malatestiano, ovvero il Duomo. Bianco, il sole a picco, caldo. Quell’opera d’arte mi mise quasi soggezione. E lì mi spiegò una cosa che non dimentico: l’abside era stata abbattuta durante la Seconda Guerra Mondiale. Ricostruita dopo, più semplice, ma ricostruita con quella capacità di rimettersi in piedi che i romagnoli hanno nel sangue. Poi camminammo fino a Borgo San Giuliano, sopra il ponte di Tiberio. Era il 1977. Mia madre mi disse che l’avevano costruito i Romani. Duemila anni prima. Duemila anni, capite? Un ponte, ancora lì, ancora in piedi, dopo duemila anni di acqua, di guerre, di tutto. Mi sconvolse. Le chiesi: ma per fare cose così belle, per progettare un tempio o un ponte che regge duemila anni, che cosa si studia? Io, badate bene, volevo fare il veterinario. Amavo moltissimo gli animali e li amo ancora oggi. Mia madre mi guardò e disse: "Se vuoi costruire ponti, se vuoi fare chiese, c’è una sola strada: architettura".







