Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), sebbene il tasso di giovani inattivi sia in forte calo negli ultimi anni, in Italia il rapporto tra disoccupati under 25 e adulti rimane tra i più alti d’Europa. A pesare sono soprattutto la precarietà contrattuale, il part-time involontario e un rilevante saldo migratorio di laureati verso l’estero. Ecco i dati e le stime principali.

Il mercato del lavoro per le giovani generazioni in Italia sta attraversando una complessa fase di transizione, come evidenziato dal recente rapporto dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO). Se da un lato l'analisi dell'agenzia delle Nazioni Unite evidenzia un importante calo della percentuale di ragazzi e ragazze che non studiano e non lavorano, dall'altro emergono profonde fragilità strutturali del nostro sistema. Il divario tra i giovani in cerca di occupazione e la popolazione adulta rimane tra i più elevati d'Europa, alimentato da un ricorso diffuso ai contratti a termine, da livelli retributivi spesso non competitivi e da una frequente sovraqualificazione dei laureati e delle laureate rispetto alle mansioni ricoperte. Un quadro a cui si aggiungono, infine, marcate disparità di genere e i rischi legati alla trasformazione dei ruoli d'ingresso aziendali prodotta dall'avvento delle nuove tecnologie.