di
Gaia Piccardi
L'azzurra ha staccato tutti nel finale mettendo le mani anche sui 10mila metri. Ora può pensare all’organizzazione della vacanza in Sardegna, a settembre, con il fidanzato Gianluca
Nella borsa, alla fine di diecimila metri di tartan percorsi — granello per granello — in totale controllo, Nadia ripone una corona d’argento (portata allo stadio da mamma Jawhara, come per i 5 mila), una corona dorata (la sua sorpresa per papà Giuliano, che la allena: «Non sapeva niente, si è emozionato») e un’altra tonnellata di storia dello sport. È appena diventata la prima atleta a fare doppietta sulle due distanze in due Europei consecutivi, ha superato i tre ori di Jacobs, avanza a quota quattro come Tamberi, inaffondabile. Eppure la signorina Battocletti da Cavareno, il prodigio del mezzofondo che il mondo ci invidia, non si scompone: «Mio papà mi ha insegnato che i record cadono, le medaglie invece restano».
La nostra fachira ha colpito ancora. È stata una finale prima lenta e poi confusa, scompigliata dal vento fresco che soffia su Birmingham e turbata, ma solo sulla superficie, dalla sgrammaticatura di avversarie che non hanno un briciolo della classe, nel gesto tecnico, di Nadia. «Il piano era fare un paio di progressioni, ma le altre mi hanno anticipato — racconta —. Fate pure, mi sono detta. A meno 200 metri dal traguardo, si è scatenata la bagarre. Le avversarie non erano regolari, cambiavano traiettoria, e allora sono andata via. Il segreto di un diecimila è la pazienza: c’è sempre il tempo di chiudere i buchi». Ha stampato 31’41”17, è avvolta nel tricolore: due anni dopo l’Europeo di Roma, è diventata un’abitudine. Ma quanta differenza tra l’Olimpico, la pista di casa, e Birmingham: «A Roma ero l’underdog — spiega — qui arrivavo da super favorita. Non è un ruolo facile. Confermarsi è sempre più complicato. Ecco perché queste due medaglie valgono addirittura di più».














