Nei paesi emergenti e in via di sviluppo le grandi città crescono con una velocità tale da sfuggire agli strumenti tradizionali con cui gli economisti sono abituati a compiere misurare e analisi. Mancano censimenti aggiornati, indagini sistematiche e registri amministrativi affidabili, così interi quartieri restano invisibili alle statistiche ufficiali, persino quando ospitano centinaia di migliaia (o addirittura milioni) di abitanti. «Le stime dell'ONU indicano che circa un miliardo di persone nel mondo vive nei cosiddetti insediamenti informali», racconta Mariaflavia Harari, economista e Associate Professor all'Università della Pennsylvania, negli Stati Uniti, e docente di Real Estate alla Wharton Business School. «È una cifra difficile da quantificare con accuratezza, ma indica in modo emblematico la portata del fenomeno». Gli insediamenti come bidonville, slum, baraccopoli e favelas – pur in contesti profondamente diversi tra loro – condividono una serie di problemi ricorrenti: infrastrutture di base carenti o del tutto assenti, diritti di proprietà spesso incerti o del tutto non riconosciuti, e servizi pubblici che faticano a raggiungere in modo capillare chi vive ai margini della crescita urbana.