Dura una quarantina di minuti, compresi i convenevoli, le strette di mano, le pacche sulla spalla, le attestazioni di stima, i tentativi di chiarimento. Quaranta minuti a porte chiuse, un colloquio privato nel quale sono presenti quattro persone: il padre della bimba nata dopo l’impianto di un embrione sbagliato, che è accompagnato dal genitore (quindi il nonno della piccola), da un lato; e dall’altra parte della scrivania, invece, ci sono due medici del San Paolo. Due professionisti che hanno preso parte all’inchiesta interna, quando viene fuori la notizia che il corredo genetico della piccola nata al San Paolo dopo una fecondazione assistita non corrisponde a quello dei genitori. Un errore nell’impianto di embrioni, una clamorosa svista avvenuta un anno fa, nell’ex centro di fecondazione assistita, su cui la Procura sta facendo chiarezza.

IL RETROSCENA Come è noto è aperto un fascicolo coordinato dal pm Stella Castaldo, ipotesi lesioni colpose, al momento non ci sono indagati. Una vicenda che va approfondita anche alla luce di una novità. C’è un documento nuovo in questa storia. Un audio di una quarantina di minuti, che è stato registrato in modo clandestino durante il colloquio chiarificatore. È il 24 luglio del 2024, in una saletta del San Paolo. Ad accendere il registratore è il 41enne padre della piccola, che ha già appreso in via informale la questione dell’impianto sbagliato. Il Mattino è in grado di raccontare una sintesi della conversazione a porte chiuse. Al quarto minuto del colloquio si arriva al passaggio decisivo. Tocca al direttore sanitario Roberto Rago (non indagato) assumersi il compito di fornire la conferma dell’errore commesso all’interno. Voce impostata, dice: «Il problema viene ora dagli esami ottenuti, non si osserva la piena condivisione tra il profilo genetico di omissis (i nomi dei due genitori), pertanto non essendoci compatibilità con eventi mutazionali, c’è l’esclusione di maternità biologica». Momento di silenzio, poi Rago riprende con autorevolezza il ragionamento: «Praticamente, ci dice il Ceinge che né l’uno né l’altra sono i genitori naturali di omissis». Parole forti, dirette, che sono il frutto di una verifica interna, tra audit e ispezioni, che vennero messe in moto in tempo reale dall’allora manager Asl Ciro Verdoliva (ovviamente, non indagato).IL CONFRONTO Ma andiamo avanti. Proviamo a capire cosa accade dopo la notizia dell’errore, in una conversazione a quattro oggi al vaglio dei pm. Spiega Rago: «Il direttore generale (si riferisce all’ex manager Verdoliva) ha istituito una commissione di verifica interna, io ne faccio parte. Ora, possiamo esservi d’aiuto sotto il profilo psicologico? Possiamo fornirvi supporti psicologici?». Tocca al 41enne, padre della piccola: «Io ho fatto uno sforzo notevole per venire qui, ad accettare questa convocazione, mia moglie invece non è venuta perché sta psicologicamente a pezzi». Parlano gli altri interlocutori, tra cui il dottor Luigi Terracciano (non indagato), che ha assistito la coppia per una prima gravidanza: «In letteratura simili casi si contano sulle dita di una mano, ora bisogna attendere gli esiti della commissione. Non faccio altro che girare e rigirare le carte». Prova a giustificarsi, sottolineando il suo ruolo nella prima esperienza di fecondazione - diversi anni prima - quando la coppia riuscì a portare a termine la gravidanza del proprio primogenito: «Ho fatto il pick-up nel giugno del 2020, ho fatto anche il transfert, andò tutto bene, fu il primo congelamento effettuato in questo centro». Cosa è successo dopo? Perché l’errore? «Della seconda procedura (quella dell’embrione sbagliato) ho appreso solo quando tuo figlio è venuto a porre il problema... voglio sapere al pari vostro». A questo punto parlano un po’ tutti, fino a quando è il direttore Rago a riprendere la parola e a battere su un punto. Non c’è stato un boicottaggio, né c’è la mano di un folle dietro questa storia: «La commissione sta svolgendo il suo lavoro alla ricerca dell’evento colposo della storia». L’errore umano, dunque. Rago sottolinea la parola colposo. Già, perché - come aggiunge il nonno della piccola - «certo è che il contenitore non si sposta da solo o si scambiano le provette da sole». E sono sempre i medici a chiarire un altro punto, magari legato a una gestione superficiale della provetta: «Non dovete mai pensare che la provetta se ne va in giro per l’ospedale in mano a un impiegato»; e ancora: «Il laboratorio comunica direttamente con la sala operatoria». Eppure l’errore - fatto di imperizia o negligenza - da parte di qualcuno ci deve essere stato. Ma a chiudere il ragionamento è ancora il direttore sanitario: «Ho visto le foto, la bambina, la vostra bambina è una bella bambina, ha dei bei colori, con nove mesi di gestazione nel grembo materno è come se si fosse formato un rapporto con la mamma, sono emozioni... stesso discorso per il papà per le carezze alla pancia della moglie e altro». Tutti d’accordo, l’epigenetica batte la semplice genetica, ora però la parola passa ai pm. E sono diversi gli aspetti da affrontare. Difesi dall’avvocato Francesco Petruzzi, i due genitori della piccola chiedono chiarezza anche sugli embrioni congelati. A chi sono finiti? Stessa domanda di un’altra coppia, che ha contattato l’avvocato Petruzzi: «Il nostro embrione dov’è? Perché non siamo stati chiamati a distanza di un anno?».