Nadia Battocletti e Simona Quadarella calano il bis d’oro agli Europei e regalano all’Italia un’altra giornata da incorniciare. La mezzofondista trionfa nei 10.000 metri dopo il successo nei 5.000, mentre la nuotatrice domina i 1.500 stile libero. Per entrambe arriva così un nuovo capitolo di una rassegna continentale da protagoniste.

Quadarella regina dei 1.500

Fateci caso. Nello spazio di una bracciata, i grandi nuotatori concentrano la somma totale delle sofferenze, delle gioie, dei ricordi superficiali che chi in piscina non c’è mai entrato di solito disperde nell’arco di una vita intera. Non significa che il nuotatore sia un individuo migliore degli altri, non è quello il punto. Ma il nuotatore è un macchinista dell’intensità, un generatore di desideri e linee di fuga, un creatore plastico di concetti su un piano acquatico di immanenza: il suo centro di gravità permanente contiene l’intera circonferenza di tutte le esperienze possibili, in una frazione di secondo. E noi, soltanto umani tifosi al loro cospetto, tifiamo per loro, ci immedesimiamo in loro. Anche per questo l’oro di Simona Quadarella– il suo quarto oro europeo complessivo – è monumentale.

I 1.500 metri stile libero femminili sono una gara tostissima, occorrono fiato, strategia, occhio lungo e bracciate poderose. Lei ha polverizzato una Isabel Gose molto competitiva fino a metà corsa. Poi la tedesca ha mollato e la nostra valchiria ha trionfato: 15’ 46’’22 il tempo. La ventottenne romana aveva già battuto la rivale teutonica negli 800 m, con questa gara decreta la sua supremazia. È la regina del mezzofondo. Nel dettaglio: Simona centra per la quarta volta consecutiva la doppietta 800-1500 stile libero negli Europei e arriva a dieci ori in carriera nella rassegna continentale. Assieme a Sara Curtis, che giovedì ha scritto la storia conquistando l’oro nei 50 m femminili di dorso e segnando il nuovo record mondiale di specialità, è lei la dominatrice. «Medaglia d’oro e record dei campionati europei, non poteva andare meglio di così, ma è stata veramente dura. La Gose è stata molto brava rimanendomi attaccata a lungo, a un certo punto temevo che potesse prendermi, ma è meglio fare le gare con qualcun’altra che non da sola», dice lei.