È perfino un po' scocciata, Simona Quadarella, dopo il suo decimo oro europeo, il quarto consecutivo conquistato nei 1500 stile libero, così come era stato pochi giorni fa negli 800. Lo dava quasi per scontato, che riuscisse a prolungare il suo regno, e allora si era messa in testa di cambiare strategia di gara - obiettivo non riuscito come nei suoi piani. Ma sul podio di Parigi, mentre suona l'inno di Mameli, il sorriso si distende, e passata la frustrazione della campionessa abituata a inseguire la perfezione, la romana inizia a realizzare quanto fatto, a godersi l'ennesimo successo di una carriera infinita.
Simona Quadarella
Nel frattempo, per l'Italia arriva anche un'altra medaglia, dalla 4x100 stile libero mista, un bronzo propiziato nelle frazioni centrali da Thomas Ceccon e soprattutto da Sara Curtis. Parte subito forte, a differenza del solito, Quadarella, staccando già nei primi 50 metri le altre, con la rivale Isabel Gose che si rifà sotto dopo qualche vasca. Ma la romana resta sempre davanti, e con uno strappo netto dopo gli 800 metri torna a mettere le cose in chiaro in 15'46"22: la tedesca la rivedrà soltanto al tocco finale. "E' stata veramente dura, ho provato a partire un po' più forte ma penso che non sia stata una buona idea; sono comunque contenta di aver vinto, sono felicissima, è sempre un oro europeo ma speravo qualcosa meno - confessa a caldo l'incontentabile campionessa -. È anche vero che non ero mai riuscita a fare sotto i 15'50" agli Europei...". Subito dopo di lei, nell'ultima gara di giornata, tocca alla 4x100 stile libero mista di Carlos D'Ambrosio, Thomas Ceccon, Sara Curtis ed Emma Virginia Menicucci, che stampa il nuovo record italiano in 3'20"80 che vale il podio dietro a Russia e Olanda. Dopo la coppia di veneti, con Ceccon che riporta a contatto coi primi gli azzurri ("Avevo nuotato prima i 50 dorso, questo è quello che avevo"), tocca alla stella piemontese, che ancora una volta sforna una grande prestazione lasciando in testa Menicucci, che poi subisce la rimonta di due atlete nettamente più forti come Manokhina e Steenbergen.











