La decisione è stata presa dal gip Elisa Marchetto, che ha accolto la richiesta della difesa limitatamente all’esclusione della premeditazione. Pur confermando la gravità dei fatti e la necessità della detenzione in carcere, il giudice ha ritenuto che il breve intervallo di tempo trascorso tra la lite e l’omicidio non consenta di configurare la circostanza aggravante.
Secondo quanto sostenuto dall’avvocato dell’indagato, il fatto di procurarsi un’arma rappresenterebbe una semplice preordinazione e non una vera premeditazione, che richiede invece una riflessione più lunga e una precisa pianificazione del delitto. Tra il diverbio e l’agguato, infatti, sarebbe trascorsa poco più di un’ora.
L’indagato resta in silenzio davanti al giudice
Durante l’udienza di convalida, il 28enne ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, senza fornire alcuna spiegazione sui motivi del gesto.
Le indagini hanno ricostruito che il movente sarebbe nato durante i festeggiamenti di un compleanno, quando tra i presenti sarebbe scoppiata una lite poi degenerata nella tragedia.








