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3 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 20:38

Omicidio volontario e niente attenuanti generiche. La Corte d’Assise di Reggio Calabria ha condannato a 15 anni e sei mesi di carcere Francesco Putortì, il macellaio che il 28 maggio 2024 uccise Alfio Stancampiano, ladro trentenne che si era intrufolato nella sua abitazione – nella zona pedemontana della città – e aveva appena rubato le sue pistole, regolarmente detenute. I giudici non hanno riconosciuto a Putortì la legittima difesa domiciliare, né la legittima difesa putativa. Fino all’ultimo, gli avvocati del macellaio speravano quantomeno in una riqualificazione del reato in eccesso colposo di legittima difesa o omicidio preterintenzionale, ma la Corte d’Assise invece ha confermato l’impianto accusatorio della Procura.

Grazie alle telecamere di videosorveglianza, la storia era stata ricostruita a ritroso dalla Squadra mobile. Alfio Stancampiano e un suo complice, Giovanni Bruno, avevano tentato un furto nell’abitazione di Putortì, che rientrando a casa li ha sorpresi al piano superiore dello stabile. A quel punto, il macellaio, secondo il suo racconto, ha preso un coltello e durante una colluttazione ha colpito i due ladri, che poi sono fuggiti facendo cadere le pistole appena rubate. “Ho avuto paura, mi hanno aggredito, ho preso il coltello e mi sono difeso” erano state le sue parole subito dopo l’arresto. Una ricostruzione che non ha convinto gli inquirenti, secondo i quali, invece, l’uomo ha accoltellato i due alle spalle mentre scappavano. Stancampiano, il primo ladro colpito dai fendenti, è stato abbandonato dai complici nei giardini dell’ospedale reggino “Morelli”, dove poi è morto, mentre il secondo, Giovanni Bruno, dopo aver raggiunto la Sicilia in traghetto, è stato costretto a recarsi all’ospedale di Messina perché ferito. Per questo motivo, Francesco Putortì è stato processato anche per tentato omicidio. Al giudice, che pochi giorni dopo aveva convalidato il suo arresto, il macellaio aveva spiegato di aver affrontato i ladri con un coltello per “salvare” e “difendere” la sua casa: “Vedendo un estraneo mi sono sentito violato, violentato”.