“Ho sparato a Brian Thompson e l’ho ucciso”. Luigi Mangione si è dichiarato colpevole delle accuse di stalking relative dell’omicidio del ceo UnitedHealthcare, la multinazionale delle assicurazioni sanitarie. “Sapevo che quello che stavo facendo era illegale” ha detto il 28enne in un’udienza convocata a sorpresa a New York da difesa e accusa, nell’ambito del procedimento federale. Presenti anche i familiari della vittima uccisa nel dicembre del 2024 a New York. Fino a oggi Mangione si era sempre detto non colpevole rispetto a tutte le accuse. La sentenza è attesa per il 18 dicembre.

Se il 28enne non si fosse dichiarato colpevole, avrebbe avuto diritto a un processo pubblico e rapido nel quale l’accusa avrebbe dovuto dimostrarne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Mangione è perseguito anche a livello statale, ma non è chiaro se questa dichiarazione di colpevolezza avrà un effetto anche su quel procedimento.

Nel procedimento davanti alla corte federale, le contestazioni mosse contro Mangione riguardano principalmente il reato di “stalking culminato con la morte”, per cui il giovane rischia l’ergastolo. A gennaio, la giudice Margaret Garnett aveva respinto a sorpresa le accuse di omicidio e possesso illegale di armi per cavilli legali, eliminando così il rischio della pena di morte nel caso federale, sebbene rischi ancora il carcere a vita senza possibilità di libertà condizionale in caso di condanna per le restanti accuse. Il procedimento statale si concentra invece sull’esecuzione materiale dell’omicidio. Il processo dovrebbe iniziare a settembre e l’accusa è di omicidio “di secondo grado”.