La porta si apre. Un cliente entra, dice appena buongiorno e si dirige verso il bancone. Non ha bisogno di chiedere nulla. Il tabaccaio, sicuro, allunga una mano verso uno scaffale, prende, tra molti, quel preciso pacchetto di sigarette e lo appoggia davanti a lui. È sempre lo stesso da venti, forse trent'anni. Lo scambio dura pochi secondi. I soldi passano da una mano all'altra, la porta si richiude. Fine della scena. Ma è solo la prima. Perché una tabaccheria non è più da tempo soltanto una tabaccheria. È uno di quei luoghi che raccontano un Paese meglio di molte statistiche. Basta fermarsi qualche ora accanto al bancone per vedere sfilare un campionario di umanità che difficilmente si incontra altrove. Un tempo era tutto più semplice. C'erano le sigarette, il librone con i vari tagli di francobolli, i valori bollati, la colonnina con confezioni di fiammiferi e cerini, i giornali. Le giornate scorrevano con la regolarità di un orologio. Oggi invece il piccolo locale sotto casa assomiglia a una centrale operativa. Si pagano bollette, bollo auto e contravvenzioni, si ritirano pacchi, si effettuano ricariche, si spediscono documenti. Soprattutto si gioca, e non solo al Gratta e Vinci: i monitor per le giocate quasi istantanee si accendono e si spengono senza sosta, i lettori ottici lampeggiano, le stampanti sputano ricevute una dopo l'altra.
La tabaccheria ieri e oggi, immagine dell'Italia che cambia - Notizie - Ansa.it
Da francobolli e fiammiferi a sportello di servizi digitali (ANSA)
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