Con la più classica delle formule della politica americana, Karoline Leavitt ha annunciato il suo congedo dall’incarico di portavoce della Casa Bianca. Classe 1997 e nominata a soli 28 anni, Leavitt passerà agli annali come la più giovane press secretary della presidenza statunitense. Le dimissioni, rese note a metà agosto 2026, diverranno operative alla fine del mese. La motivazione ufficiale definisce la scelta “agrodolce”, dettata dall’esigenza di dedicarsi ai suoi due figli piccoli, tra cui la secondogenita Viviana, nata a maggio 2026. Come spesso accade a Washington, tuttavia, il tempismo è decisivo. L’uscita di scena arriva in una fase di particolare fragilità per l’amministrazione di Donald Trump, a ridosso del controverso caso del “volo-esca” in Turchia e nel pieno di forti pressioni interne sulla gestione della macchina comunicativa presidenziale.
Le dimissioni della portavoce si inseriscono nel clima teso che agita il West Wing. A luglio 2026, durante il vertice NATO in Turchia, l’apparato di sicurezza presidenziale dispose il trasferimento riservato di Donald Trump su un aereo alternativo e più protetto per eludere minacce attribuite all’Iran. Il jet presidenziale qatariota originario decollò comunque come “aereo-esca”, con l’obiettivo di confondere eventuali aggressori. La polemica è montata quando si è appreso che diversi alti funzionari e membri del governo erano rimasti a bordo del volo-esca, ignari o comunque esposti, mentre il presidente viaggiava al sicuro su un altro velivolo. L’episodio ha innescato un acceso dibattito sulla tutela dei collaboratori e ha incrinato equilibri personali nel ristretto entourage di Trump. Tra le indiscrezioni — non confermate — circola l’ipotesi di un rafforzamento del ruolo di consiglieri fidati come Natalie Harp, rimasta accanto al presidente, a fronte di una posizione più defilata e controversa di Leavitt in quella circostanza.










