di Alberto Fassio
Con quasi 400 milioni di dischi venduti, e un repertorio costellato di brani iconici, hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica
Una danza che non si balla soltanto: si ascolta e si canta. Già il titolo, Dancing Queen, evoca una figura precisa: la regina della pista. È certamente un prodotto della disco-pop, ma il suo andamento sinuoso e quella sottile vena malinconica ti entrano dentro ancora prima di trascinarti a ballare. Se a tutto questo aggiungiamo un testo semplice e diretto, un invito a godersi la giovinezza e la leggerezza di una notte, otteniamo una canzone senza tempo.
E così è stato: cinquant’anni dopo, siamo ancora qui a cantarla e a ballarla. Non c’è da stupirsi. A pubblicarla sono stati gli ABBA, re e regine incontrastati dell’europop di quel periodo. Prima ancora di farla schizzare in cima alle classifiche internazionali, l’hanno presentata dal vivo il 18 giugno 1976, durante il gala organizzato alla vigilia delle nozze tra il re Carlo XVI Gustavo di Svezia e Silvia Sommerlath.
Sovrani che incontrano altri sovrani. Alla fine del 1982, dopo poco più di 10 anni da “visionari”. Con quasi 400 milioni di dischi venduti e un repertorio costellato di brani iconici, hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica. Il loro regno si è interrotto, ma la corona non è mai caduta.










