Procede a passo di record la corsa del debito pubblico italiano, che tocca un nuovo picco storico. A giugno sale fino a sfondare quota 3.200 miliardi. E mentre cala la percentuale in mano alla Banca d’Italia e alle famiglie e imprese italiane, cresce ancora quella detenuta dagli stranieri. Segnano invece un calo a giugno le entrate tributarie che, comunque, nel complesso dei primi sei mesi dell’anno risultano in aumento. Il governo intanto si mostra fiducioso sull'andamento del disavanzo annuale e confida nella possibilità - lo si capirà a fine settembre, quando l’Istat aggiornerà le stime sul 2025 - uscire dalla procedura Ue per deficit eccessivo. «E' un obiettivo alla nostra portata», assicura la premier Giorgia Meloni in una intervista a Milano Finanza. «Inutile dire - aggiunge, con una stoccata - che avremmo potuto già raggiungerlo, se non avessimo dovuto fare i conti col peso del Superbonus».Lo stato della finanza pubblica a giugno, stando ai dati dell’ultima rilevazione della Banca d’Italia, conferma il trend in ripida ascesa del debito pubblico delle Amministrazioni pubbliche. A giugno è aumentato di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente, attestandosi a 3.207,2 miliardi. Ovvero circa 136 miliardi più di un anno fa. Dopo il rallentamento registrato a fine 2025, da gennaio 2026 la crescita è stata continua e progressiva - ad un ritmo di almeno 20 miliardi in più al mese -, interrotta solo dal lieve calo di aprile scorso. Nella torta dei detentori del debito, la fetta più grossa e in continua crescita è quella degli stranieri, mentre si restringono quelle di Bankitalia e di famiglie e imprese: la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia ha infatti continuato a diminuire, collocandosi al 16,7% (dal 17,2 del mese precedente), mentre a maggio (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) quella detenuta dai non residenti era aumentata al 35,9% (dal 35,7 del mese precedente) e quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) è diminuita al 14,5% (dal 14,7%). Guardando poi alle entrate tributarie, a giugno si registra una diminuzione rispetto al 2025: nel bilancio dello Stato sono stati contabilizzati 43,2 miliardi (0,6 miliardi in meno, -1,3%). Nel complesso dei primi sei mesi, tuttavia, le entrate tributarie sono state pari a 261,0 miliardi, in aumento dell’1,4% (3,6 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Altri dato macro in arrivo invece da Bruxelles confermano il miglioramento dell’economia dell’Eurozona. Nel secondo trimestre il Pil è aumentato dello 0,4% nell’area dell’euro (dalla variazione nulla del primo trimestre) e dello 0,5% nell’Ue (dal +0,1% dei primi tre mesi), secondo la stima di Eurostat che conferma i dati diffusi a fine luglio. La crescita dell’Italia (+0,2% dal +0,3% del primo trimestre), risulta - dopo Austria e Romania, che vedono un Pil invariato - ai minimi tra quelli dei 14 Paesi rilevati, assieme a Germania, Francia e Slovacchia. Ai massimi, invece, la crescita dell’Irlanda (+3,9%). Bene per l’Ue anche gli scambi commerciali. L’Unione ha registrato a giugno un surplus di 3,9 miliardi negli scambi con il resto del mondo, con un avanzo di 11,2 miliardi nei confronti degli Stati Uniti e un deficit di 35,1 miliardi con la Cina.