Il 7 novembre 1994, a poche settimane dalla morte, il poeta Franco Fortini scrisse una lettera terribile e straziante che cominciava così: «Cari amici, non sempre chiari compagni; cari avversari, non invisibili agenti e spie; non chiari ma visibili nemici. Sapete chi sono. Non sono mai stato né volteriano né liberista di fresca convinzione. Spero di non dover mai stringere la mano né a Sgarbi né a Ferrara né ai loro equivalenti oggi esistenti anche nelle file dei “progressisti”». Quella lettera, che rivendicava la necessità del coraggio, diceva anche: “Chi tiene famiglia, esca. Chi ha figli sappia che un giorno essi guarderanno con rispetto o con odio alle sue scelte di oggi”.I figli di allora sono cresciuti e almeno alcuni di loro leggono sbigottiti delle decisioni del governo su Schengen e del quasi silenzio sull’emergenza climatica, se si escludono i soliti consigli sull’evitare di mangiare stinco di maiale sotto il sole di mezzogiorno. E molti si chiedono perché non abbiamo un Mamdani che parla di bene comune e prende posizione su mille fatti su cui i nostri politici glissano.La risposta, in effetti, c’è ed è amarissima: non abbiamo un Mamdani ma abbiamo un Raffaele Russo, sindaco di Pomigliano D’Arco, 87 anni e al settimo mandato, una bacheca Facebook dove posta video di gattini che, scrive, «contrariamente all’opposizione sono gradevoli e non fanno danni». Ora, Pomigliano D’Arco aveva anche un festival letterario, il FLIP, fondato nel 2021 da Ciro Marino, Fabio D’Angelo e Maria Camela Polisi, titolare della libreria “Mio nonno è Michelangelo”, che ha recentemente vinto il Premio Andersen come migliore libreria dell’anno. Il problema è che, al sindaco, Polisi non piace. Lo ha ribadito a voce e per iscritto, nel comunicato del Comune dove si stigmatizza la presenza fra gli organizzatori di «un soggetto che per ragioni esclusivamente personali strumentalizza alcuni sacri principi peraltro sanciti dalla Costituzione». Ma che ha mai fatto la povera libraia? Ha chiuso le frontiere con la Spagna? No, ha osato scrivere un cartello, “Libreria antifascista”, ospitato presentazioni dove si scandivano i nomi degli ebrei, dei testimoni di Geova, rom, omosessuali bruciati nei forni nazisti, accompagnato le famiglie in Senato per leggere la Costituzione, marciato per i bambini di Gaza. Troppo, per il sindaco Russo. Che infatti intima agli organizzatori del FLIP di espellere Polisi se vogliono mantenere fondi comunali e spazi, dimenticando che il festival e la libreria sono punti importanti della candidatura della città a capitale italiana del libro. Gli organizzatori salutano e si spostano a Casalnuovo di Napoli con un comunicato esemplare: «Un'associazione culturale non è una casella da riempire a uso di chi governa. E un festival della letteratura non si costruisce obbedendo».No, non abbiamo un Mamdani, ma abbiamo almeno un festival che non si piega, e da cui dovremmo prendere esempio. Per questo, la cosa preziosa di oggi è “Minerva, il giudizio dei viventi”, di Raffaela Ulgheri, che esce per effequ, dove si raccontano gli strani fatti avvenuti in un paese dell’entroterra sardo, dove prima il sindaco e poi il vicesindaco spariscono misteriosamente. È un romanzo dove il soprannaturale non è mai così incredibile come gli avvenimenti in cui incappiamo nel nostro Paese, dove permane quella che Fortini, nella lettera, chiamava «l’oscura voglia, e disperata, di dimissione e servitù». Buon Ferragosto.