Bruxelles – UE, la crisi dei migranti non c’è. Frontex, l’agenzia di guardia costiera e di frontiera dell’Unione europea, mostra un calo degli arrivi irregolari. I dati preliminari diffusi oggi (14 agosto) sull’andamento dei primi sette mesi dell’anno, mostrano una diminuzione generalizzata di sbarchi e attraversamenti di frontiera. Viene semmai messo in risalto come solo la rotta del Mediterraneo occidentale registri un aumento: è questa la rotta che interessa la Spagna, il solo Paese che in un contesto di rilassamento dei flussi vive pressioni e che per questo dovrebbe vedersi riconosciuta solidarietà, come sostenuto dal commissario per l’Immigrazione, Magnus Brunner, ma non accaduta nella realtà.Frontex adesso fotografa la situazione, ben diversa da quella dipinta dai governi dei Ventisette: con circa 61 mila rilevamenti complessivi, dall’1 gennaio al 31 luglio 2026 gli attraversamenti irregolari delle frontiere nell’Unione europea sono diminuiti del 37 per cento rispetto ai primi sette mesi del 2025. In questo contesto, i dati registrati indicano che “la maggior parte delle principali rotte migratorie ha registrato un numero inferiore di attraversamenti rispetto al 2025″.Nello specifico gli arrivi irregolari di persone migranti lungo il Mediterraneo orientale sono stati 20.232 rispetto ai 28.068 avuti tra gennaio e luglio 2025 (-28 per cento), mentre lungo la rotta del Mediterraneo centrale, quella che interessa da vicino l’Italia, si registra un numero più che dimezzato (16.454 ingressi irregolari rispetto ai 36.656 del 2025, per un -55 per cento). La rotta dei Balcani occidentali vede invece un crollo del 26 per cento (4.910 ingressi irregolari contro 6.673), e addirittura più marcato è il calo lungo la frontiera terrestre orientale (3.209 arrivi contro 5.775, ossia -44 per cento).I dati preliminari Frontex registrano un aumento del 37 per cento degli arrivi irregolari lungo la rotta del Mediterraneo occidentale (11.217 nel periodo gennaio-luglio 2026 rispetto a 8.175 di gennaio-luglio 2025). Insomma, la Spagna si ritrova sotto pressione al contrario del resto dei Paesi dell’Unione europea che, invece di aiutare, lasciano Madrid da sola nella gestione dell’aumento dei flussi irregolari.