«Riconoscere il bambino nella sua dignità, prima ancora della sua condizione di 'migrante', e a tutelarne i diritti fondamentali: alla vita, all'educazione, a un livello di esistenza che gli consenta di crescere e svilupparsi pienamente dal punto di vista fisico, mentale, spirituale, morale e sociale». E' un "appello alla responsabilità di tutti" quello che Papa Leone rivolge nel suo messaggio per la 112esima Giornata del Migrante e del Rifugiato (27 settembre) dal tema «Anche uno solo di questi bambini». Il Pontefice osserva come le istituzioni pubbliche e private siano tenute «a mettere al centro la protezione e la dignità di ogni singolo bambino e adolescente» e che le comunità di fede, delle diverse religioni, siano chiamate «a costruire spazi in cui ogni ragazza e ogni ragazzo siano rispettati e valorizzati nelle rispettive identità culturali, prevenendo il rischio di radicalizzazione da parte di gruppi estremistici». «Anche uno solo di questi bambini ci chiama, nella nostra vita personale, ad aprire occhi e cuore all'ascolto profondo della storia, ai timori e ai sogni di ciascuno di loro, superando quel distacco che riduce l'essere umano a un dato statistico che non ci coinvolge direttamente», sottolinea il Pontefice.«Anche uno solo di questi bambini ci chiama, nella vita ecclesiale, a trasformare l'accoglienza da concetto astratto a pratica pastorale stabile. Non possiamo limitarci a delegare questo compito a istituti o associazioni dotati di uno specifico carisma». «Di fronte ai volti concreti che ci interpellano nel quotidiano, tutta la comunità cristiana è chiamata a sentirli suoi figli e a farsi prossima alla storia concreta di ciascuno. Occorre incoraggiare le comunità cristiane all'integrazione e alla valorizzazione dei rifugiati e dei migranti come soggetti a pieno titolo della famiglia ecclesiale, promuovendo nuovi percorsi educativi e spirituali, anche personalizzati, che superino la logica del puro assistenzialismo». In particolare, «è fondamentale prevenire la solitudine, l'isolamento e il rifiuto, che non di rado colpiscono anche i figli dei migranti, e promuovere dinamiche di incontro e di integrazione in cui i ragazzi del territorio e i giovani migranti possano rafforzarsi insieme, in un cammino di mutuo rispetto, di solidarietà e di amicizia». «Anche uno solo di questi bambini, nell'orizzonte delle diverse religioni, ci ricorda che la vulnerabilita' dei piccoli non conosce confini confessionali e ci accomuna in una responsabilita' umanitaria e spirituale condivisa». Essa diventa «terreno fecondo per un dialogo interreligioso concreto, dove i credenti, attingendo al proprio senso della trascendenza, cooperino nel tessere reti di protezione». Papa Leone ha anche osservato che «le comunità di fede sono chiamate a costruire spazi in cui ogni ragazza e ogni ragazzo siano rispettati e valorizzati nelle rispettive identità culturali, prevenendo il rischio di radicalizzazione da parte di gruppi estremistici». «Proteggere un minore significa, in ultima istanza, custodire l'impronta divina impressa in lui». «Anche uno solo di questi bambini, nel contesto delle istituzioni civili, ci chiama a riaffermare il principio del superiore interesse del minore. Le istituzioni pubbliche e private sono tenute a mettere al centro la protezione e la dignità di ogni singolo bambino e adolescente. Ciò comporta l'adozione di efficaci strumenti legali di protezione, promuovendo i ricongiungimenti familiari e scongiurando i traumi della separazione». Per il Papa «è urgente un cambio di prospettiva: occorre spostare l'asse del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani, adottando 'una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione a chi emigra».