La possibile fusione di Caselle dentro un unico sistema aeroportuale con Malpensa e Linate scatena lo scontro tra Fratelli d'Italia e Pd. Il nodo è la governance. Torino da anni non ha quote in Sagat, società che gestisce lo scalo Sandro Pertini controllata al 100% da 2i Aeroporti, holding del fondo di investimento F2i. Milano, invece, è primo azionista col 54,8% di Sae, gestore dei suoi due aeroporti. E il capoluogo lombardo vuole mantenere la maggioranza in caso di fusione. Così, si accende una spia sul futuro di Caselle: Torino potrà pesare nelle scelte del colosso dei cieli del Nord Ovest, senza quote?
Marrone: «Il territorio non perda il controllo di Caselle» Per il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone, di Fratelli d'Italia, «il territorio deve fare di tutto per non perdere il controllo della sua principale infrastruttura aeroportuale». E anche solo il rischio di perdere peso nelle scelte, per lui, è un «delitto perfetto della sinistra ai danni di tutto il Piemonte: la firma sulla prima serie di svendite del capitale pubblico in Sagat è stata dell'allora sindaco del Pd Piero Fassino e compagni». Le quote Sagat cedute dal 2012 e l'accusa Il riferimento è al 2012, quando il Comune guidato da Fassino cedette al fondo F2i il 28% di Sagat, mantenendo un 10% pubblico. Negli anni, però, sono usciti Regione Piemonte (tramite Finpiemonte Partecipazioni), Città Metropolitana e infine Fct Holding, la finanziaria del Comune, che nel 2018 vendette anche l'ultima partecipazione rimasta. Come conseguenza di queste «svendite», secondo Marrone, ora «Milano può prendersi l'aeroporto».










