C’è Ferragosto e subito dopo c’è San Rocco. In Calabria la distanza tra le due ricorrenze sembra quasi inesistente. Passato il 15 agosto dell’Assunta, il 16 agosto decine di comunità si ritrovano attorno a uno dei santi più amati della religiosità popolare meridionale. Processioni, bande, luminarie, Giganti, fuochi d’artificio. Ma anche piedi scalzi, ex voto, penitenze e famiglie che tornano da centinaia o migliaia di chilometri di distanza. Per capire quanto sia profondo il rapporto tra San Rocco e la Calabria basta osservare quello che accade in questi giorni a Girifalco e Palmi, due delle espressioni più significative di un culto che affonda le radici nei secoli.

Perché proprio San Rocco è così amato in Calabria

La risposta passa anche attraverso una delle grandi paure che hanno accompagnato per secoli le popolazioni europee: la peste. San Rocco, tradizionalmente invocato come protettore contro le epidemie e le malattie contagiose, diventò un punto di riferimento per comunità colpite da morbi davanti ai quali la medicina dell’epoca poteva fare pochissimo.

A Girifalco il culto acquistò particolare forza dopo la peste del 1656, che interessò il Regno di Napoli e raggiunse anche la Calabria. Le ricostruzioni storiche locali ricordano come nel 1657 la popolazione chiese al vescovo di dedicare al santo una confraternita, collegando la devozione alla liberazione dalla pestilenza. Da quel periodo San Rocco divenne progressivamente il grande riferimento religioso della comunità. Una storia sorprendentemente simile si ritrova a Palmi.