Bologna è una città attraversata dall’odio. La presenza dei centri sociali e dei collettivi si è fatta eccessiva anche per i residenti che hanno sempre tollerato, anche se non di buon grado, le intemperanze dei giovani (e meno giovani) del mondo anarchico e antagonista ma dopo anni, questa pazienza è terminata. Dopo gli scontri violenti dopo la morte di Abderrahim Fakir, che hanno devastato il centro della città, in molti si sono lamentati per la libertà concessa a questi elementi, tanto che numerosi esercenti hanno minacciato di tirare giù la saracinesca per sempre, altri hanno valutato di vendere casa e trasferirsi in periferia o nell’hinterland. Ma qualcuno è anche andato oltre, travalicando i limiti, e ha minacciato il sindaco Matteo Lepore: sono 20 gli indagati per le minacce arrivate sui social del primo cittadino, espressione del Pd, che ha formalizzato la sua denuncia, vedendosi affidare una scorta. Gli iscritti nel registro degli indagati sono persone comuni, studenti e commercianti, semplici cittadini di Bologna ma anche persone che vivono fuori città. Da quel che è emerso non ci sarebbe una regia ma ogni messaggio e lettera giunti a Palazzo d’Accursio sarebbero frutto dell’iniziativa personale dei singoli. Ma in città continuano a comparire scritte contro Giorgia Meloni e contro le forze dell’ordine: solo pochi giorni fa è stato denunciato un francese responsabile di una serie di graffiti dello stesso tenore, con minacce esplicite di morte alla premier. “Meloni impiccata”, si legge in via Cadovilla. Ma anche “Tout le monde déteste la police”, un coro che attraversa spesso le manifestazioni degli antagonisti. A denunciare il tutto è stato Stefano Cavedagna, europarlamentare di Fratelli d’Italia. Questo significa, secondo l’eurodeputato, “che il clima montato in città con le manifestazioni indette dal sindaco Lepore fa ancora fatica evidentemente a placarsi. Per quanto dobbiamo ancora andare avanti con un clima del genere contro le forze dell’ordine?”. I membri della giunta, “a partire da Lepore in primis”, sottolinea ancora Cavedagna, “dovrebbero rendersi conto delle responsabilità che hanno e delle conseguenze delle loro azioni. Massima solidarietà alle forze dell’ordine e alla polizia, che difendono i bolognesi ogni giorno. Abbiamo già prontamente avvertito le autorità e il Comune, affinché si provveda immediatamente alla rimozione”.