di

Valerio Cappelli

La cantante lirica rilegge l'opera in chiave heavy. A Salisburgo è in «Un viaggio a Reims» di Rossini del regista Barrie Kosky

Trovate un’altra cantante lirica che canta metal scatenata, il microfono in mano, il diavolo beffardo con le corna sulla giacca, cuoio e lattice. E in stile donna pirata, Marina Viotti all’apertura dei Giochi Olimpici estivi di Parigi del 2024 è apparsa sul battello e ha fatto sentire la sua voce di mezzosoprano fondendo classica e metal nel canto simbolo della Rivoluzione francese. Non è meno estremo il suo debutto operistico a Salisburgo. È nello spettacolo sulla bocca di tutti al festival, Un viaggio a Reims, che il regista «ultrà» Barrie Kosky ha trasformato in un amalgama di show queer che contiene (parole sue) cabaret, circo e tingle-tangle, ovvero spettacoli popolari di bassa lega, con musica di Rossini.

Marina, di tutto di più. «In scena ci divertiamo molto, Barrie al primo incontro ci ha detto: “Non siamo qui per inseguire una storia che non c’è, ma per fare entertainment. Ci sono altre produzioni, come il San Francesco di Messiaen, per pensare. Qui facciamo pura commedia”».