Dire che ogni suo giudizio è una sentenza, forse sarebbe un’esagerazione. Ma Stefano Michelini, 70 anni, resta una delle voci più autorevoli e ascoltate nel mondo dei canestri. Perché non ha perso l’innocenza di chi si approccia al prossimo (squadre e organici) con gli occhi del ragazzino. Ma insieme ci mette mezzo secolo di basket visto e insegnato ad alto livello. Il giusto mix per capire quale sia la direzione che sta imboccando l’Italia – con le sue diramazioni locali – dei canestri.
Michelini, partiamo dall’Italia? "Che non avrà Pajola, ancora sulla via del recupero. E ringraziamo quei due punti che abbiamo conquistato con un grande recupero contro la Lituania, a luglio, proprio a Bologna. Sono punti che ci portiamo dietro in un girone di qualificazione mondiale, ora, non facile".
Dicevamo della Nazionale. "Una serie di ragazzi importanti. Ma nessuno è leader nel rispettivo club di appartenenza. Uno dei giocatori più importanti è Mannion. Che nella Milano che ha vinto lo scudetto era il terzo play. Poi…".
Dica. "Tessitori. Un centro all’antica, meno atletico, ma con grandi fondamentali. Anche lui dovrà cercare di essere protagonista".
Rientra il ct, Luca Banchi. "Siamo tutti felici, perché il problema famigliare, che l’ha tenuto fuori, è in via di risoluzione. Poi lui è il coach ideale per questo tipo di squadra".






