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Ultimo aggiornamento: 8:53
“Il Fatto a spicchi” è la nuova rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia.
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Dovendo inaugurare la serie di interviste “il Fatto a spicchi”, con la premessa che avete appena letto, abbiamo pensato a Gigi Datome. Nato in Veneto, ma sardo d’adozione, monumento della pallacanestro azzurra, partito da Olbia, un percorso di crescita fatto di giovanili, Serie A, Eurolega, Nba e nazionale. Sogni di bambino che si realizzano uno dopo l’altro. Datome ha 38 anni, ha smesso di giocare nel 2023, oggi non ha abbandonato il basket. E qui si capisce perché è perfetto per inaugurare questa rubrica: è il coordinatore delle attività delle nazionali maschili, da quella dei professionisti fino ai ragazzini under15, ma ci arriveremo. Parliamo con lui appena atterrato a Fiumicino, dopo una serata passata a a Istanbul a tifare da ex per il Fenerbahce, vittorioso 89-78 contro il club lituano Zalgiris Kaunas in Eurolega.






