«Se ne deve andare e me la devo prendere io, che dobbiamo fare?». A parlare è Matteo Salamone, 39 anni, arrestato nell’inchiesta sul racket e indicato dall’accusa come uno degli uomini che organizzavano e portavano avanti le richieste di pizzo. «E ora lo facciamo andare», dall’altra parte c’è Salvatore Verga, 35 anni, il boss emergente del mandamento di San Lorenzo che, secondo gli inquirenti, dal carcere di Trani continuava a impartire ordini e a gestire le estorsioni attraverso nove telefonini nascosti in cella.È la sera del 26 maggio. I carabinieri stanno intercettando il cellulare di Salamone e registrano la conversazione. Con lui c’è Umberto Biondo, 50 anni, che partecipa al progetto ma non compare nell’elenco degli indagati dell’ordinanza. Al centro della discussione c’è una carrozzeria nella zona della Marinella: Salamone e Biondo vogliono prendere il posto del titolare.Prima della videochiamata con il mafioso detenuto parlano dell’affitto: «Mille euro al mese, lo sai che sono? Non sono niente», dice Biondo. Salamone propone di coinvolgere Verga, che chiama con il soprannome di «bomba atomica».Poi spiega senza giri di parole come bisognerebbe trattare con il proprietario: «O paghi o chiudi... te ne devi andare di qua, basta». Quindi, usando un secondo telefono, Salamone chiama Verga e lascia il vivavoce acceso.L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.
Palermo. E il boss puntò all’officina: «Il proprietario se ne vada»
Salvatore Verga al telefono dal carcere con due compari: loro gli proponevano di cacciare il titolare di un’autocarrozzeria e di prendere insieme il controllo dell’attività






