Un castello nel Monferrato, cento invitati arrivati anche dall'estero, una fotografa francese innamorata da anni di queste colline e il suo compagno tedesco. Tutto pronto per il matrimonio. O quasi. Perché la mattina del 1° agosto, al Castello di Vaglio Serra, manca un dettaglio non proprio trascurabile: il catering.Niente cibo, niente vino, niente camerieri, niente mise en place. E neppure tavoli e sedie, che secondo il preventivo avrebbero dovuto essere forniti insieme al resto del servizio. Il fuori programma È cominciato così il matrimonio decisamente fuori programma di Bénédicte Maniere, fotografa francese conosciuta nel mondo del vino in Borgogna e frequentatrice del Monferrato da decenni, e del tedesco Lorenz Schmid. Una giornata che i due avevano preparato a lungo e per la quale avevano scelto proprio l'Astigiano, trasformata nel giro di poche ore in una gigantesca operazione di emergenza. Gli sposi hanno deciso di presentare denuncia-querela e di chiedere che sia fatta luce su quanto accaduto.Secondo quanto ricostruito nella denuncia, il servizio era stato concordato con Massimo Perrone, indicato nel preventivo del 22 gennaio 2026 come presidente dell’Associazione italiana cuochi d'autore. Il costo complessivo pattuito era di 7.800 euro. Il 9 febbraio era stata emessa da «A.I.C.I. & A.I.C.A. Multiservizi» una fattura da 3.120 euro, corrispondente all'acconto del 40% versato dagli sposi. Il preventivo «Il preventivo comprendeva – racconta Bénédicte - il servizio completo per un massimo di cento persone, con aperitivo organizzato in più isole, portate, personale di sala, assistenza, pulizia, beverage, tovagliato, mise en place, tavoli e sedie». Nella preparazione del matrimonio compare anche Aldo Parlante, presentato agli sposi, secondo quanto riferiscono nella querela, come chef e socio o collaboratore di Perrone e incaricato della parte culinaria. Bénédicte e Lorenz raccontano «di averlo incontrato personalmente a maggio, durante un sopralluogo nelle cucine». Poi arriva il 1° agosto. E non arriva nessun altro. Secondo la documentazione raccolta dagli sposi, nella notte vengono inviati messaggi nei quali si parla di un grave incidente stradale. Alle 2.10 compare la frase «ci siamo ribaltati col furgone vicino Nizza» e tre minuti dopo: «Siamo tutti in ospedale». Questa la spiegazione fornita per la mancata presenza del catering. Gli sposi, tuttavia, nella denuncia chiedono agli inquirenti di accertare che l’incidente si sia verificato e la compatibilità con gli altri elementi raccolti. Tra questi ci sarebbe anche una story pubblicata dall'account Instagram riconducibile a Perrone e visualizzata alle 2.04, pochi minuti prima dei messaggi relativi al presunto incidente. C'è poi un'altra circostanza sulla quale la coppia chiede di fare chiarezza. Contattato telefonicamente il giorno delle nozze, Aldo Parlante avrebbe dichiarato di non aver cucinato per quel matrimonio. Dunque, se il menu per cento persone era stato preparato e caricato sul furgone poi coinvolto nel presunto incidente, chi lo aveva cucinato e dove? Nel frattempo, però, al Castello di Vaglio Serra ci sono due sposi e un centinaio di persone da accogliere. Ed è qui che una storia cominciata malissimo cambia improvvisamente tono. L’acquisto di cibo Il Castello di Vaglio Serra, estraneo a quanto è accaduto, mette a disposizione i propri tavoli, le proprie sedie e la cucina professionale. Amici e familiari si organizzano come possono: qualcuno va a comprare il cibo, qualcuno anticipa denaro, qualcuno si occupa del servizio. Per un giorno gli invitati diventano camerieri, organizzatori e componenti di un catering nato nel giro di poche ore. Il matrimonio, in qualche modo, si fa. Non è certamente quello che Bénédicte e Lorenz avevano acquistato e programmato, ma è forse proprio la mobilitazione di chi era lì a impedire che la giornata venga cancellata del tutto. Restano però lo stress, le spese sostenute all'ultimo momento e un acconto da 3.120 euro che gli sposi chiedono di riavere. Il ristoro Nei giorni successivi Massimo Perrone, secondo quanto riportato nella denuncia, avrebbe comunicato agli sposi di avere disposto un bonifico di 3.620 euro: i 3.120 euro dell'acconto più altri 500 euro come ristoro per quanto accaduto. In un messaggio vocale del 4 agosto avrebbe anche annunciato l'invio del documento relativo all'operazione. Ma all'8 agosto, sostengono gli sposi allegando la relativa documentazione bancaria, sul conto il bonifico non risultava accreditato. C'è infine un elemento che rende la vicenda ancora più delicata e che potrebbe meritare ulteriori verifiche. Il nome di Massimo Perrone era già comparso nelle cronache piemontesi nel marzo 2019. Il giornale La Voce raccontò allora il caso dello street food previsto a Ciriè in occasione della Fiera dell'Annunziata e saltato all'ultimo momento, tra «polemiche, ira e denunce». Perrone veniva indicato come presidente di Aici. La luna di miele Per Bénédicte Maniere e Lorenz Schmid, intanto, la luna di miele è diventata anche il momento in cui raccogliere fatture, messaggi, ricevute, testimonianze e documentazione da consegnare alle autorità. Il ricordo del matrimonio, per fortuna, non sarà soltanto questo. Perché quando il catering non è arrivato, a presentarsi sono stati gli amici. E alla fine, tra tavoli recuperati dal castello, spese improvvisate e invitati trasformati in personale di sala, Bénédicte e Lorenz sono riusciti comunque a festeggiare. Non era il matrimonio che avevano pagato. Ma, grazie a chi era intorno a loro, è rimasto il loro matrimonio.Informato della denuncia, Perrone si dice sorpreso: «Cado dal pero». Quindi ricostruisce così quanto accaduto nella notte precedente al matrimonio: «Il ragazzo a cui avevo affidato il furgone con il materiale destinato al catering ha avuto un incidente. Erano circa le due di notte. Ho subito avvertito gli sposi. In quindici anni di attività non mi era mai successa una cosa del genere, ma in quella situazione non è stato possibile svolgere il servizio». Perrone conferma la propria disponibilità a restituire l'acconto versato e spiega anche perché il bonifico da 3.620 euro, inizialmente annunciato, non sarebbe poi stato eseguito: «Avevo proposto di restituire la caparra aggiungendo 500 euro per il disagio, ma loro mi hanno chiesto 5 mila euro di danni. Su consiglio del mio legale ho quindi ritirato il bonifico». Gli accordi contrattuali Secondo Perrone, inoltre, anche gli sposi non avrebbero rispettato integralmente gli accordi contrattuali: «Il contratto prevedeva che il saldo fosse effettuato dieci giorni prima dell'evento e loro non lo hanno fatto. È una clausola che non è stata rispettata anche da parte loro».Ribadisce tuttavia di voler restituire quanto ricevuto: «La mia intenzione è rimborsare la caparra. Se accettano la restituzione di quella somma, per me va bene». Il nome di Perrone era già comparso nelle cronache piemontesi nel marzo 2019. Il giornale La Voce raccontò allora il caso dello street food previsto a Ciriè in occasione della Fiera dell'Annunziata e saltato all'ultimo momento, tra «polemiche, ira e denunce». Perrone respinge però ogni accostamento tra i due episodi: «Quella è un'altra storia. Avevamo già allestito tutto, ma ci fu un problema legato a un errore dell'ingegnere e l'allestimento non risultò conforme alle direttive del Comune di Ciriè».
Matrimonio da incubo nella location da sogno: il catering non c’è
La disavventura di una fotografa francese e del marito tedesco. Gli amici e i parenti della coppia si sono improvvisati cuochi e camerieri al castello di Vagli…






