Da anni ormai l’Europa ha scelto il suo approccio sulla guerra in Ucraina: sostegno “per tutto il tempo necessario”. Ma se si chiedono sacrifici economici ai propri cittadini per rifornire Kiev di missili, bombe e mezzi militari, si deve essere sicuri che sul campo di battaglia ci sia un numero sufficiente di soldati in grado di utilizzarli. Così, mentre dal Paese di Volodymyr Zelensky continuano ad arrivare i video dei reclutamenti forzati tra gli uomini fino a oggi sfuggiti alla mobilitazione e quelli appena entrati in età di leva, a Bruxelles si è deciso di contribuire limitando l’accoglienza: nel rinnovare la protezione temporanea per le persone in fuga dalla guerra fino a marzo 2028, l’Unione ha deciso che questa varrà solo per coloro che sono in regola con gli obblighi militari.

Così, con migliaia di persone che ogni mese continuano a varcare i confini con l’Unione europea, il rischio è quello di vedere una parte di esse rimpatriate e riconsegnate all’esercito per essere spedite al fronte. “Riconoscendo sia l’esigenza di proteggere gli sfollati sia la necessità dell’Ucraina di difendersi dalla guerra illegale di aggressione della Russia, i Paesi dell’Ue hanno convenuto che la protezione temporanea dovrebbe essere concessa solo a coloro che sono in regola con i loro obblighi militari in Ucraina”, si legge sul sito del Consiglio europeo.