HomePratoCronacaLa via delle proroghe. Gli alberi abbattuti e in due anni i nuovi non ancora piantatiSu via Firenze quattro i rinvii di fine lavoro. Nessuna traccia delle 53 farnie che dovevano sostituire gli storici tigli. La prossima scadenza è ottobre. Intanto la strada brucia di caldo. .Un tratto di via Firenze dove dovrebbero essere piantate le farnie Foto AttalmiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUna proroga dopo l’altra, e ora? Ora siamo ancora senza alberi, immersi nel mezzo di una nuova ondata di calore che non finisce. E le chiome dei tigli, che prima rendevano meno caldo l’asfalto e il marciapiede di via Firenze, ora non esistono più. Nuove piante non se ne vedono all’orizzonte. Certo, gli stalli per gli alberi immersi nei parcheggi, in questa parte di strada delimitata da via Poggio secco e via Bettarini, sono pronti e ricoperti di terra, ma gli alberi? Gli alberi no, ancora non se ne vede traccia. E pensare che servivano solo tre mesi per completare l’ultima parte del progetto di riqualificazione dell’arteria che porta a Calenzano e che tanti pratesi utilizzano nel viaggio di ritorno, tra chi lavora nella Piana e su Firenze e non sceglie l’autostrada.
È quasi mezzogiorno quando arriviamo in zona la Querce, là dove hanno abbattuto le alberature due anni fa, proprio in agosto. Oggi è una landa, fatta di un marciapiede largo e nuovo su una parte della carreggiata, privo di alberi. Dall’altra parte, quella più prossima alle case, i lavori continuano, in alcuni punti la fettuccia arancione ne delimita lo spazio, insieme alle reti. Non vediamo nessuno, qualche persona in bici, uno o due rider. Qualche lavoratore con il suo furgone, alcune macchine che sfrecciano in direzione Firenze. Il progetto di riqualificazione, anunciato nel 2019 (prima giunta Biffoni) e approvato nel novembre 2021 (seconda giunta Biffoni), prevede la sostituzione degli storici tigli storici abbattuti (giunta Bugetti) con 53 farnie. Alberi, questi, che per arrivare alla piena maturità e portare l’ombra che era presente prima, ci metteranno anni, anzi decenni.






