HomeAnconaCronacaRisonanza dopo un anno d’attesa (e di proteste)La denuncia di una paziente: "Nessuno mi dava una data". E un coordinatore ammette: "La presa in carico non funziona"Marasca e LiguoriRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguici"Dopo un intervento alla colonna vertebrale all’Inrca, ad agosto 2025, la lettera di dimissioni raccomandava una risonanza di controllo. Il mio medico di famiglia ha emesso l’impegnativa con priorità a 60 giorni, ma al Cup la risposta è stata sempre la stessa: agende chiuse o nessuna disponibilità. Mi hanno preso in carico sette o otto volte, ma non mi ha mai richiamato nessuno". A denunciare la situazione, documenti alla mano, è Francesca Marasca, di Monte Roberto.

Una storia di profonda esasperazione: "Mi sono rivolta direttamente all’ufficio che si occupa della presa in carico e delle liste d’attesa, ma mi rimandavano al Cup dicendo che non potevano aiutarmi, fino a quando a febbraio l’impegnativa è scaduta. Già quando ho avuto i problemi alla schiena avevo dovuto pagare tre risonanze e diverse visite, spendendo oltre mille euro. Stavolta, per principio, ho detto no. Ho rifatto l’impegnativa, ma la risposta è rimasta invariata: agende chiuse. Mi hanno persino detto che la risonanza al rachide cervicale e dorsale non la fanno più a Jesi. Se però avessi pagato 400 euro privatamente, i posti c’erano subito a Pesaro e Fano, persino la sera stessa alle 20:30 o alle 21. ‘A quell’ora il macchinario non serve più’, mi hanno detto. Ma per i pazienti in attesa come me non serve? Sarei stata disposta ad attendere anche sei mesi, ma nessuno mi dava una data".