Nuove case a emissioni zero ma anche edifici storici ristrutturati e portati in classe A: è la doppia ricetta di Tecnocem, realtà storica nella galassia dell’edilizia bolognese, con un fatturato che nel 2025 ha superato i 25 milioni di euro e un totale di 130 dipendenti fra le varie ramificazioni di impresa. L’azienda si propone come un ecosistema capace di superare la frammentazione del settore e dare risposte dall’alfa all’omega, dalla fase di progettazione di un edificio fino all’impiantistica. "Accompagniamo i cittadini nell’analisi e nella rigenerazione di un fabbricato, nella giungla delle norme e dei bonus, indichiamo loro come utilizzare il servizio Gse", spiega Alessandro Cremonini, amministratore delegato di Tecnocem. "La direttiva europea Epbd, quella cosiddetta sulle ‘case green’, è stata accolta nel settore con uno scetticismo superiore a quanto fosse giustificato: per realtà aziendali come la nostra è stata invece l’opportunità per creare un modello di impresa che guarda a un fabbricato sia dal punto di vista edilizio che da quello dei futuri consumi energetici".
L’azienda è attiva dai comuni terremotati dell’Abruzzo fino all’Alto Adige e al Piemonte, a un ritmo di qualche centinaio di cantieri al mese in cui è variamente impiegata. Fra gli interventi più significativi la riqualificazione di 1300 appartamenti di edilizia popolare, l’intervento in piazza del Popolo a Casalecchio o l’operazione analoga realizzata nell’ex edificio delle Poste a Bologna, in via Agucchi. Ma nel microcosmo di interventi se ne annoverano anche nei centri storici, come a Bologna, in via Orfeo e via Oberdan. "Il futuro? Impianti sempre più progettati sulle esigenze di chi vive nelle case, ad esempio sul fronte della domotica modellata in base ai consumi".






