La mancanza di piogge, le temperature elevate e di conseguenza la siccità si stanno facendo sentire sempre di più anche sul sistema idrico potabile del territorio. Le zone che preoccupano di più, secondo le ultime rilevazioni, sono l’Isola bergamasca, la Valle Imagna e la bassa Valle Brembana. Le sorgenti che alimentano i serbatoi collegati alle case sono arrivate a ridursi tra il 10% e il 40%. Per questo Uniacque, la società che gestisce il sistema idrico integrato della provincia, ha deciso di chiedere ad alcuni sindaci di far scattare per i propri cittadini il divieto di utilizzo dell’acqua potabile diverso da quello alimentare e igienico-sanitario. Arriva a sessanta il numero dei comuni interessati.

"Visto che l’estate – spiega il presidente di Uniacque Luca Serughetti (nella foto) – si sta dimostrando molto più siccitosa del previsto, si è reso necessario passare alla richiesta ai sindaci di vietare ai cittadini di servirsi dell’acqua per usi diversi da quelli alimentari e igienico-sanitari. È necessaria una collaborazione più performante dei sindaci e della popolazione". Le zone dove è emerso un severo peggioramento della situazione sono quelle comprese nell’area geografica fra Palazzago, Pontida e Capriate, Roncola e Brumano e della Bassa Val Brembana. Il sistema idrico potabile gestito da Uniacque si basa sull’utilizzo di circa 850 sorgenti. Le tre principali, Nossana, Algua e la sorgente del Costone, essendo molto grandi, stanno tenendo. Discorso diverso per la maggior parte delle altre, che sono molto piccole e, quindi, si svuotano in fretta per il maggior utilizzo di acqua che solitamente si registra in estate. Il problema è che al momento non piove e, pertanto, fanno poi molta fatica a ricaricarsi.