ROCCA PIETORE (BELLUNO) - Bene la riapertura dei Serrai di Sottoguda, bene la funivia della Marmolada che ogni anno attira decine di migliaia di turisti desiderosi di salire sulla “Regina delle Dolomiti”, però siamo sinceri: non bastano per rilanciare il turismo a Rocca Pietore. E ci vuole ben altro, oggi, per rianimare Malga Ciapela che continua una inesorabile agonia con la perdita di servizi e di infrastrutture, indispensabili a far crescere e migliorare l’offerta turistica. È questa, in sintesi, l’opinione, documentata, di Rodolfo Sorarù, già consigliere comunale durante l’amministrazione del sindaco Dino Riva dal 1980 al 1985 e profondo conoscitore della storia di Malga Ciapela.
IMPOTENZA «Non intendo fare polemica contro l’amministrazione comunale in carica, la mia è una semplice constatazione di come Malga Ciapela, da anni, stia perdendo centralità turistica - osserva Sorarù - Le diverse amministrazioni che si sono succedute si sono dimostrate impotenti nel contrastare questo decadimento. Direi che cambia il direttore d’orchestra ma l’orchestra è sempre la stessa». LA LISTA DELLE LAMENTELE L’ex consigliere passa poi ad elencare una serie di punti specifici. Messi insieme, formano un vero e proprio dossier. Primo, la strada comunale. «Quella che sale dalla testata della gola dei Serrai e continua verso la partenza della funivia ha buche grandi come caverne sul manto stradale. Se ci finisce dentro qualcuno con la vettura ci lascia gli ammortizzatori. Basterebbe qualche sacco di bitume e almeno le buche più grandi sarebbero sanate». Punto numero due, i parcheggi. «Non esiste un’area di parcheggio pubblico, sono quasi tutti, se non tutti, privati. Ma a Malga Ciapela in estate arrivano migliaia di turisti con la loro auto: non è possibile non avere un parcheggio pubblico». Terzo punto, le vecchie baite abbandonate. «Prendiamo l’area di Mandriz situata sul pianoro di Malga: vediamo in bella vista gran parte delle vecchie baite a uso fienili diroccate e messe male, non certamente un bel biglietto da visita. Se il Comune elaborasse un piano di recupero con la proprietà dell’area, la stessa della funivia, e con i privati, proprietari delle singole baite, si potrebbe agevolare il loro recupero. Oggi è necessaria una lunghissima trafila burocratica». INTRALCI BUROCRATICI Poi Sorarù passa al quarto punto del suo dossier: l’area pic-nic degradata e trascurata e la mancanza in tutta l’area verde di un parco giochi. E passiamo al punto cinque: la pista da fondo. «Anche “Le Aquile”, l’unica infrastruttura sportiva di questo tipo in val Cordevole, è nel dimenticatoio, nessuno la vuole gestire perché priva delle infrastrutture necessarie: ai privati questi “dettagli” interessano eccome». Rodolfo Sorarù è un fiume in piena e così arriviamo al punto sei: «Da anni a Malga Ciapela sono spariti arredi urbani come fontane pubbliche, panchine e fiori». Il dossier si conclude a tavola, punto sette. «Manca un’offerta gastronomica - conclude Sorarù - manca una pizzeria che anni fa c’era. Gli hotel e gli alberghi che si trovano a Malga fanno quasi tutti servizio interno e per trovare qualche buon ristorante bisogna salire verso il passo Fedaja». Conclusione di Sorarù: «Ci sono progetti e progettualità, ma da troppo tempo si chiacchiera a vuoto mentre perdiamo servizi».







