ChatGPT sarà anche il diavolo, almeno negli ambiti umanistici, ma bisogna dire che può essere un diavolo molto astuto. Anzi ironico: o almeno lo deve chi gli fa le domande, com’è ovvio. Lo dimostra un esperimento condotto dall’Università americana Villanova, della Pennsylvania, e appena pubblicato dalla Cambridge University Press. Due ricercatrici, Sydney Sears et Deena Skolnick, hanno sottoposto tre storie realistiche di circa mille parole (di autori affermati ma non celeberrimi) a 2587 lettori adulti, affiancandole con altrettante realizzazioni ottenute da Chatgpt, interrogata a dovere. I prompt, ovvero di richieste specifiche, incorporavano infatti il tema, il punto di vista, l'ambientazione o specifici elementi narrativi della storia originale — in un caso persino il finale — e chiedevano infine un racconto adatto alla pubblicazione su una rivista o in volume. I sei racconti sono stati valutati in base ovviamente alle loro qualità letterarie, e Chatgpt ha vinto. Quelli generati dall'IA hanno ottenuto i punteggi medi più alti. C’è però una piccola, interessante complicazione: ad alcuni dei lettori erano state fornite informazioni corrette sull’origine dei testi, ad altri no. E il risultato è che ciascuna storia è stata accolta meglio quando presentata come opera di un essere umano rispetto a quando veniva attribuita all’IA, indipendentemente dalla sua reale origine. Conclusione: il lettore non era (non è) in grado di distinguere, almeno quando si tratta di testi composti a partire da materiali già selezionati. La presunta capacità dell’intelligenza artificiale di concepire autonomamente un progetto letterario o a sostenere una trama per magari centinaia di pagine (come in un romanzo) non è stata presa in considerazione. Il risultato però è molto interessante, e forse ci spiega qualcosa dell’ultimo scandaletto editoriale, quello che ha visto lo studente afroamericana Jerry Falade vendere il suo romanzo thriller per forse due milioni di dollari (in Usa alla Minotaur Books, per il mercato britannico ad Harper Collins) per poi vederselo bloccare causa forti sospetti che l’avesse scritto con l’AI, sospetti che la giovane promessa non sarebbe riuscita a dissipare. Eppure, era stato valutato un sacco di soldi, dunque considerato un possibile best seller. Si direbbe che gli editori – non alieni spesso dal pubblicare, da veri professionisti, terrificanti porcherie “umane”- abbiano dimostrato di ragionare, leggere e comportarsi esattamente come gli anonimi volontari dell’esperimento in Pennsylvania.