C’era una volta un Paese che nell’inno si definiva «über alles in der Welt»: «sopra a tutti nel mondo»; e i cui cittadini, oggi, in vacanza come all’estero, si trovano «in crisi di coscienza». Come mai, si chiede un editoriale pubblicato sull’ultimo numero della Zeit, all’estero «tutto sembra funzionare nonostante facciano meno fatica di noi?». Un tempo un tedesco andava in vacanza (sottinteso: in Italia) «e si godeva tre settimane di anarchia e caos [sic]per poi tornare a casa rinfrancato, sapendo che in Germania le cose funzionavano». Ora viaggiare è per i tedeschi «un’esperienza demoralizzante»: nei Baltici si sentono inferiori per la digitalizzazione, in Cina perché l’industria li ha sorpassati, e «persino in Italia (sic)i treni sono ormai più puntuali che da noi. Cosa ci è successo?».
Una diagnosi la azzarda il «manifesto» con cui lo Spiegel annuncia una svolta nella linea editoriale: ogni settimana proporrà esempi di come i problemi annosi del Paese si possano affrontare, per far fronte a un senso di depressione che aleggia nel Paese da mesi. Il termine usato è proprio quello clinico: il «paziente Germania», scrive lo Spiegel, soffre di sintomi epocali. Impazienza: dopo 16 anni con una sola Cancelliera (il cui ritratto ufficiale, esposto a Berlino, attrae pellegrinaggi) l’elettorato tedesco ha rottamato in tre anni un governo di centrosinistra e sembra pronto a disfarsi anche dell’attuale cancelliere di centrodestra. Aggressività: l’ultradestra di AfD, nelle imminenti elezioni regionali dell’Est, è in testa nei sondaggi. Insicurezza: dopo decenni di solidità fondata sull’automobile arrivano i centomila licenziamenti annunciati da Volkswagen e gli 8 mila di BMW. Persino il calcio — battuti ai mondiali dal Paraguay! — concorre, per lo Spiegel, a questa crisi. Come si risolve? Con soluzioni prese anche da altri Paesi, scrive lo Spiegel. La terapia si prova, e se il paziente sta meglio è quella giusta.






