Nuovo capitolo nello scontro tra l’amministrazione di Donald Trump e Harvard, uno degli atenei più prestigiosi al mondo. Un giudice federale ha respinto la causa per antisemitismo intentata contro l’università. Nella sentenza, il giudice Richard Stearns ha stabilito che la causa dell'amministrazione, depositata a marzo, non ha dimostrato in modo plausibile una violazione delle leggi federali sui diritti civili degli studenti ebrei all'interno del campus.
Le accuse dell’amministrazione Trump contro Harvard
La causa rientra nella più ampia campagna di pressione dell’amministrazione Trump nei confronti dell’università del Massachusetts, alla quale la Casa Bianca ha chiesto cambiamenti non soltanto nella gestione dell’antisemitismo, ma anche nelle politiche razziali legate alle ammissioni e in altre questioni associate alla cosiddetta cultura “woke”. In questa denuncia, in particolare, Trump aveva accusato l'ateneo di aver "chiuso un occhio di fronte all'antisemitismo e alla discriminazione contro ebrei e israeliani" durante e dopo le proteste contro la guerra a Gaza, e di aver permesso ai manifestanti anti-Israele di violare i regolamenti interni "impunemente". Al centro della causa c’era il Titolo VI del Civil Rights Act del 1964, che vieta la discriminazione nei programmi che ricevono fondi federali. "Harvard condanna l'antisemitismo e si impegna a garantire che gli studenti ebrei e israeliani, come tutti i membri della comunità, possano studiare e partecipare pienamente alla vita del campus senza subire molestie o esclusione", aveva replicato l’ateneo. Il giudice ha inoltre stabilito che il dipartimento di Giustizia non poteva chiedere un risarcimento danni, perché la legge prevede che l’amministrazione invii preventivamente all’università un avviso formale sulla presunta violazione della normativa.










