Resta in carcere Valter Lavitola. Lo ha deciso il gip di Roma respingendo l’istanza del difensore, l'avvocato Sergio Cola, che al termine dell’interrogatorio di garanzia, durante il quale il suo assistito ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, aveva sollecitato gli arresti domiciliari. Sulla richiesta i pm della Procura di Roma, coordinati da Francesco Lo Voi, avevano dato parere negativo.Valter Lavitola, deve restare in carcere perchè, nonostante la confessione, «ha fornito ricostruzioni inverosimili sia per quanto concerne la sua estraneità alla scelta di utilizzare un ordigno esplosivo, sia per quanto concerne il movente della condotta criminosa ricondotto esclusivamente alla volontà di potenziare la scorta del Ranucci». Così il gip di Roma Iole Moricca nelle tre pagine di ordinanza con cui ha respinto l’istanza presentata dalla difesa dell’ex editore dell’Avanti rappresentata dall’avvocato Sergio Cola. L’asserito movente «legato alla volontà di rafforzare la scorta del Ranucci appare non solo inverosimile, ma anche in contraddizione con quanto emerso dalle indagini», continua il Gip.Valter Lavitola, «pur ammettendo di essere il mandante dell’azione delittuosa, ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell’organizzazione dell’azione criminosa - negando di essere a conoscenza delle modalità di esecuzione concretamente messe in atto, negando di avere svolto il sopralluogo in data 15/9/2025 -, e ha offerto un movente diverso, volto evidentemente a dimostrare come avesse agito esclusivamente nell’interesse della persona offesa e non anche per fini personali».
Attentato a Ranucci. Il Gip non crede a Lavitola: «Ricostruzioni inverosimili»
La Procura di Roma si era opposta ai domiciliari per l'ex editore e il giudice conferma il carcere come misura cautelare










