Il programma elettorale di Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, è lungo oltre cento pagine. L’abbiamo letto tutto: il testo è pieno di richiami più o meno diretti al fascismo e alla retorica dell’estrema destra populista europea, dalla linea sulle persone migranti (e più in generale straniere) all’idea dello Stato etico che punisce i cittadini; anche se spesso, quando si arriva al dunque, le proposte concrete cadono nel vuoto.
Per capire fino a che punto si spinge la proposta politica di Futuro nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci, non bastano le uscite nei talk show o le sparate social. Bisogna fare un gesto faticoso ma davvero rivelatore: leggere le centinaia di pagine del suo programma ufficiale. Lo abbiamo fatto, e quello che emerge fin dalle prime righe non è semplicemente un manifesto della destra conservatrice, ma una vera e propria operazione di risignificazione del lessico di regime, adattata al formato dei nostri tempi. Un'operazione di retorica violenta, che sdogana odio e oppressione, e che peraltro cade nel vuoto quando si tratta di fare proposte politiche concrete per migliorare la vita dei cittadini.
sommario1La grammatica del regimetto: ardore, virtù e patriarcato mediterraneo2La remigrazione, la “invasione maomettana” e una storia insensata dell’Italia3Il dogma cristiano e la trappola sull'aborto4Tutte le volte che Vannacci cita la Russia5Il vuoto delle proposte economiche: su lavoro e pensioni niente di nuovo6Nostalgia d’altri tempi: cosa resta del programma La grammatica del regimetto: ardore, virtù e patriarcato mediterraneo A colpire al primo impatto è la forma, che in politica è sempre sostanza. Il testo è letteralmente intriso di un linguaggio guerresco e volontaristico che attinge a piene mani dall'immaginario del ventennio e della destra controrivoluzionaria più radicale. Si parla di sfide da affrontare con “ardore, virtù e sacrificio”, del dovere di “scegliere adesso per che cosa vivere e morire”, di un'Italia che deve muoversi con la “schiena dritta” e guidata dalla “dignità della forza”. E se il dubbio sull'ispirazione potesse sfiorare il lettore, il programma si incarica di dissiparlo con una chiusura che non lascia spazio all'immaginazione: di fronte a chi critica l'identità del movimento, la risposta ufficiale messa nero su bianco è “noi tireremo dritto”, ripescando parola per parola il celebre motto mussoliniano.











