Il nuovo Pixel 11 arriva in un momento particolare per Google. L’azienda di Mountain View controlla ormai una parte sempre più ampia della catena tecnologica che porta l’intelligenza artificiale dentro uno smartphone: sviluppa Android, costruisce i propri modelli Gemini e progetta i chip Tensor destinati ai Pixel. Con la nuova generazione dei telefoni progettati a Mountain View, Google prova a far lavorare insieme questi elementi ancora più strettamente.
È per questo che la serie Pixel 11 può essere considerata uno dei dispositivi di frontiera dell’attuale corsa all’IA mobile. Google vuole trasformare il telefono da strumento che aspetta un comando a dispositivo capace di assistere l’utente in modo più personale e proattivo. Attraverso un’intelligenza artificiale - Gemini - che stando a quanto ha dichiarato il CEO di Alphabet, Sundar Pichai, viene ora usata da un miliardo di utenti attivi ogni mese.
Durante la presentazione dei nuovi Pixel, Google ha insistito proprio sul vantaggio del proprio stack verticale, che parte dal silicio Tensor e arriva fino ad Android e ai modelli Gemini.
Abbinato all’ultima versione di Gemini Nano - il modello di intelligenza artificiale di Google progettato per funzionare direttamente sul dispositivo, senza passare dal cloud - il risultato è uno smartphone nel quale l’IA interviene anche in operazioni lontane da un chatbot: la fotografia, ovviamente, l'elaborazione video, la gestione delle notifiche e le funzioni che, nelle intenzioni dell'azienda, cercano di ridurre il tempo trascorso a fissare lo schermo.











